La manifestazione
Serve un’endovena, nessuno la fa
La protesta di una madre alle prese con un’emergenza per la figlia
VIAREGGIO. Viaggio nella sanità versiliese alla ricerca, invano, di chi potesse fare un’iniezione alla figlia. È trascorsa così la domenica di una madre alle prese con la necessità di somministrare alla figlia quattordicenne un farmaco endovena che la ragazzina assume da otto mesi, ogni volta che ha il ciclo, per problemi legati alla coagulazione del sangue. Problemi con i quali dovrà fare i conti per tutta la vita. «Da otto mesi paga un’infermiera privata - racconta la donna - che però oggi (ieri per chi legge, ndr) era a casa malata e non era perciò disponibile. Così mi sono rivolta, telefonicamente al Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia». La risposta è stata negativa: si tratta di una cura disposta non dall’ospedale stesso, in quanto a mia figlia l’ha indicata i Meyer di Firenze, e dunque mi dovevo rivolgere al Pronto soccorso per gli adulti. Dove mi hanno rifiutato la prestazione perchè - hanno detto - è troppo piccola per non passare dal pediatrico».
La donna, che è un’albergatrice versiliese, pur infuriata ha deciso di fare una prova. Così ha telefonato alla guardia medica, qualificandosi come un operatore del turismo e spiegando il tipo di esigenza come se la figlia fosse una cliente: «Beh - racconta - mi sono sentita rispondere “era meglio se non veniva in vacanza visto che è malata...”. Quando ho rivelato che in realtà si trattava di mia figlia, allora sono stata invitata a cercarmi un’infermiera... Io mi chiedo: ma come fa la sanità pubblica a negare la somministrazione di un farmaco che mia figlia deve assolutamente assumere, entro un determinato numero di ore da quando si presenta il ciclo, e per ben tre giorni? Quale sistema perverso di regole può portare a questo?». (d.f.)
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