Gioco
«Senza Festival lirico la Versilia ci rimette»
La rabbia degli albergatori e gli interventi di Granaiola (Pd) e presidente del consiglio provinciale
TORRE DEL LAGO. «Ma ci rendiamo conto della figura che si va a fare? Ora chi gli telefona ai 9mila che hanno già acquistato i biglietti?». Alessandro Augier, direttore dell’hotel “Principe di Piemonte”, interviene così sulla questione dell’agonia del Festival pucciniano. Il cui presidente, Paolo Spadaccini, ha appena annunciato che non andranno in scena le nuove opere in co-produzione. «Sono nero anche nei confronti della Regione - continua Augier - e lo dico da fiorentino: al presidente Rossi interessano soli il Maggio musicale ed il Parco della musica. Ma ci si rende conto del danno che si fa alla Versilia tutta senza il Festival lirico?».
Sulla vicenda dice la sua anche Andrea Palestini, presidente del consiglio provinciale: «Sono d'accordo con Spadaccini nel ritenere che il nodo principale della sopravvivenza del Pucciniano si sciolga al ministero, con un contributo di emergenza e poi con una legge speciale. Un'analisi comparativa con il Rossini Opera Festival, che presenta parametri dimensionali assolutamente paragonabili con il Pucciniano, mostra chiaramente che dal 1994 al 2010 il Pucciniano ha ricevuto dal ministero quasi 28 milioni di euro in meno». Ciò detto, continua Palestini, sul piano locale «due sembrano gli impegni prioritari da assumere. Il Comune, che ha garantito l'anno scorso l'arrivo del contributo di Arcus, ha la responsabilità di provvedere in merito. Inoltre, proprio guardando all'esperienza del Rossini Opera Festival, occorre attivare una maggiore collaborazione/integrazione tra le varie realtà pucciniane della provincia di Lucca, senza sciocche rivalità campanilistiche. Il Pucciniano, può confrontarsi alla pari con Lucca. Non è un compito facile, nè breve. Ma è ragionevole, a meno che prevalgano logiche puramente personali».
Per la senatrice del Pd, Manuela Granaiola, il quadro è decisamente diverso: «Se ci troviamo in questa situazione drammatica le principali responsabilità vanno ricercate, oltre ogni altra valutazione, in anni di gestione della Fondazione non adeguata al quadro di generale difficoltà che stava maturando. Oggi purtroppo non possiamo più pensare di risolvere i nostri problemi con la sola richiesta a "tambur battente" al ministro. Un ministro che tuttavia, alla presenza di un'ampia delegazione istituzionale (compreso lo stesso Spadaccini) ha garantito tutta la sua disponibilità ad affrontare la questione pur in un ambito di gravi difficoltà finanziarie del Paese». (d.f.)
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