Il Tirreno

Versilia

Compie 90 anni l’edicola dei Coluccini

di Luca Basile
Compie 90 anni l’edicola dei Coluccini

Anche Renato Rascel la frequentava insieme ad Alberto Cortina. Per quasi un secolo è stata la sentinella di Valdicastello

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PIETRASANTA. Un giorno, in quel negozio, entrò anche Renato Rascel, accompagnato dall’amico scultore Alberto Cortina: si guardò intorno, come confuso da quel disordine organizzato su scaffali e dentro le vetrine. E sorrise, perché in quel caos, che emanava ed emana vita e spensieratezza, ritrovò e riconobbe un vecchio amico dietro al banco: Giò di Torquà.

Quello stesso negozio, o edicola o ancora emporio da retaggio del passato, che si affaccia su Casa Carducci, a Valdicastello, domani brinderà idealmente ai 90 anni di attività. Edicola che, da quel 6 maggio del 1922, è tutt’una con la frazione perché da Torquato Coluccini e ancora dalla moglie Leontina Mazzocchi, , non si andava solo a comprare il giornale o La Domenica del Corriere, ma anche le maglie, il giocattolo da regalare ai bambini a Natale, le scarpe e l’intimo, l’orologio e la caffettiera. Un emporio, appunto.

«Ho trascorso una vita a girare il mondo: la mia carriera di musicista - racconta Giorgio Coluccini, 74 anni, batterista di talento, meglio conosciuto come Giò di Torquà da qui il nome e l’insegna storica davanti al negozio - mi imponeva viaggi continui, ma alle radici con l’edicola dei miei genitori e con Valdicastello, mai sono venuto meno. In quegli anni ho conosciuto Rascel ed altri grandi personaggi: con alcuni di loro, nel tempo, era una nata un’amicizia. Poi, una ventina d’anni fa, ho detto basta a concerti e vita negli alberghi e ho cominciato a tirare avanti l’attività, a proseguire il sogno di babbo Torquato e mamma Leontina, che non ci sono più, ma che sarebbero contenti di quello che faccio oggi nel nostro paese».

Personaggi curiosi e generosi per vivacità ed estro, i Coluccini-Mazzocchi. «Mamma Leontina lavorava meravigliosamente all’uncinetto tanto da realizzare un quadro di 9 metri a sfondo religioso. “ Questo è per il Papa”, ripeteva. Alla sua morte decisi che quel quadro doveva essere veramente donato al Vaticano. A parole facile, nei fatti complicato, perché i regali devono passare non so quante valutazioni. Ma il quadro di mamma Leontina era decisamente una meraviglia e già al primo sguardo il Cardinale Sodano non ebbe alcun dubbio. Fu lui a portarlo direttamente a Papa Giovanni Paolo II» racconta Giorgio Coluccini, protagonista del libro di Domenico Manzione, “Il mio amico Chet Baker!, mentre nel negozio si alternano i clienti per l’acquisto dei giornali. «Segnamelo Giò, che ti pago domani», dice uno, «Ce l'ha una cartina dei sentieri?» chiede un altro, «ma quelle scarpe che mi avevi fatto vedere ci sono sempre?» domanda un altro ancora. «Una mia bisnonna, Margherita Simi Silvestri, era proprietaria di Casa Carducci: poi arrivò l’ordine di Re Vittorio Emanuele III, la sfrattò in pochi giorni perché quella stessa casa doveva diventare monumento nazionale - continua a raccontare Giò - oggi i clienti, quando escono dalla Casa del poeta passano da me per una cartolina dove lascio impresso un timbro con una frase di Carducci. Ho 150 timbri e il gesto mi sembra molto apprezzato». Il tempo scorre, lento o veloce a seconda della nostra visuale di pensiero, e così l’edicola che prima era il crocevia della vita del paese, oggi, pur restandone anima di riferimento, vive di riflesso la difficoltà dei tempi. «Certo, una volta all’Emporio dei Coluccini ti rivolgevi per ogni cosa. Oggi non è più così. Ma ho talmente tanti articoli e tante cose, qui dentro, che quasi diventa difficile metterle da parte. Eppure in tutta questa confusione - spiega Giò Coluccini - trovo al volo ogni oggetto e la gente di Valdicastello, sa che da me, o meglio da noi, può sempre fare conto sull'ospitalità, sulla battuta, sullo sdrammatizzare una vita che se presa troppo sul serio diventa difficile da gestire. E allora sorrido da sempre. E lo faccio nel posto che più amo: il negozio di famiglia, nella mia Valdicastello».

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