Il Tirreno

Versilia

Politico pestato e rapinato nella sua villa

di Matteo Tuccini
Politico pestato e rapinato nella sua villa

Lorenzo Viti (Pdl) riesce a far scattare l’allarme, e i malviventi si vendicano. Per poi prendergli il portafoglio con 130 euro

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FORTE. «Non mi dimenticherò mai di quegli occhietti neri che spuntavano nel buio. Era l’unica cosa che vedevo dei loro volti coperti da stracci. Ho vissuto un incubo: spero prima o poi di tornare a dormire tranquillo».

Lorenzo Viti, 50 anni, libero professionista molto conosciuto in Versilia anche per il suo impegno politico (è stato segretario di Forza Italia a Forte), porta sull’occhio sinistro e sul naso i segni di una notte allucinante. Due malviventi, con un terzo che stava di guardia, lo hanno svegliato mentre dormiva nella sua villa di Vittoria Apuana. Volevano costringerlo a spegnere l’allarme per poi derubarlo. Ma Viti è riuscito a far scattare la sirena, subendo poi la reazione bestiale dei criminali. Lo hanno preso a calci e pugni, mentre questi chiedeva aiuto al padre Guerrino (che abita di fronte).

I malviventi sono riusciti a scappare con il portafogli: dentro c’erano 130 euro. Sulla rapina indaga il commissariato di Forte, che pare avere già delle buone tracce. Le ferite di Viti sono state dichiarate guaribili in 10 giorni.

«Stai zitto e spegni l’allarme». Una notte, quella tra lunedì e martedì, che sembra una brutta imitazione del film “Arancia meccanica”. Con una vittima molto nota: Viti, ragioniere commercialista di professione - ha uno studio a Querceta - è un esponente del centrodestra fortemarmino; ora è nel comitato elettorale per James Popper. Il padre Guerrino, invece, è stato per almeno 30 anni collaboratore del nostro giornale. E proprio lui, alla bella età di 82 anni, ha evitato - assieme all’allarme - che al figlio andasse ancora peggio.

«Erano circa le 2,30, io dormivo profondamente - racconta Lorenzo Viti - a un tratto mi sento svegliare e mettere una mano sulla bocca: stai zitto, mi dicono con un leggero accento, non urlare e portaci al quadro dell’allarme».

I malviventi sono entrati dal portone della taverna, su cui hanno fatto un buco per strisciare dentro senza far scattare l’impianto di sicurezza. «Mi tenevano in due e mi hanno portato in sala - continua - lì mi sono accorto che c’era un terzo complice sulle scale. Per andare verso il quadro dell’allarme, però, bisogna andare verso la porta del garage. Lì c’è uno scalino, e approfittando di un movimento dei due sono riuscito a divincolarmi e ad appoggiarmi alla maniglia di quel portone basculante. Aprendolo».

«Babbo, aiutami». A quel punto scatta la sirena, a cui il garage è collegato. E i criminali impazziscono: gettano Lorenzo Viti a terra e cominciano a pestarlo, mentre questi grida disperatamente: «Babbo, aiutami».

Il padre Guerrino, richiamato dal frastuono, apre la finestra di casa sua. E - guarda caso - anche il suo allarme comincia a suonare. Accortosi di quanto sta accadendo, chiama i carabinieri, mentre il figlio si ferma sulla strada chiedendo aiuto.

I rapinatori, a quel punto, sono costretti alla fuga. Prima, però, riescono a prendere un borsello con portafogli e documenti. Che poi viene ritrovato nel pomeriggio da ieri da una donna. Senza i 130 euro che erano all’interno.

«Ho agito d’istinto». A chi gli domandava ieri se si fosse reso del pericolo corso, Lorenzo Viti replica così: «So di aver rischiato grosso, ma è stato l’istinto a dirmi di farlo. Avessero avuto un’arma con loro, forse non sarei qui. Quello che è successo è incredibile, dà un’idea del mondo in cui viviamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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