Il Tirreno

Versilia

Primo Maggio, festa dimezzata

Primo Maggio, festa dimezzata

Lo sostiene in un documento Andrea Antonioli, ex segretario versiliese del sindacato Cgil

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VERSILIA. 1° Maggio 2012: Una festa demezzata. Così si intitola il lungo comunicato inviato da Andrea Antonioli dell’area programmatica - La Cgil che vogliamo.

«Dimezzata – scrive l’ex segretario versiliese del sindaco – perché molti lavoratori del commercio saranno costretti a lavorare o a scioperare come agli inizi del Novecentoper festeggiare la propria festa, ma dimezzata anche per gli altri lavoratori, anche per quelli dell’industria e degli altri settori, gravati dalla spada di Damocle della Riforma del Lavoro targata Monti- Foriero con il taglio degli ammortizzatori sociali e dei diritti a partire dall’Art. 18 dello Statuto dei lavoratori

« L’art. 18, con il sacrosanto diritto del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo ad essere reintegrato al lavoro, proprio nel momento più acuto della crisi e dei licenziamenti, nel disegno di Legge governativo viene di fatto abolito, rendendo tutti i lavoratori più deboli e ricattabili perché licenziabili. La crisi non si supera tagliando i diritti e ricattando i lavoratori, bensì chiamando a risponderne i gruppi economici e finanziari che l’hanno determinata e che continuano ad alimentarla con le loro politiche recessive incarnate in Italia dal Governo Monti.

«Appare grave – scrive Antognoli, in polemica con il suo sindacato da quando non è più segretario – che anche nel comunicato ufficiale di CGIL CISL UIL di Lucca ci si sia scordati di questo attacco ai diritti, non si faccia menzione della difesa dell’art. 18 che invece in modo chiaro ed inequivocabile il direttivo della Cgil della Provincia di Lucca rivendicava solo pochi giorni fa con l’Ordine del Giorno approvato a maggioranza.:

«l Direttivo della Cgil della provincia di Lucca riunito il 24 aprile 2012 – era scritto nel dociumento – è contro l’attacco che il governo Monti sta portando ai lavoratori pubblici e privati, ai pensionati, ai giovani. Ieri la controriforma delle pensioni con l’allungamento enorme dei tempi per il raggiungimento della pensione, il suo stesso ridimensionamento e le centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione, oggi la “riforma del Lavoro” basata sulla libertà di licenziamento, sul taglio drastico degli ammortizzatori sociali e sul sostanziale mantenimento di tutte le svariate forme di precarietà, sono gli strumenti con i quali vogliono far pagare la crisi ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati. L’attacco all’art. 18 è parte significativa di questa strategia e la reintroduzione nel disegno di legge del governo del reintegro per “manifesta insussistenza” delle ragioni economiche alla base del licenziamento, rappresenta sicuramente un passo indietro sul piano politico ma inefficace ai fini della tutela dei lavoratori, perché come affermato da Monti “evento estremo e improbabile».

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