Il Tirreno

Versilia

Lucca vuole fare cappotto con Puccini

di Donatella Francesconi
Lucca vuole fare cappotto con Puccini

E’ l’amara constatazione di Paolo Spadaccini dopo che la villa del Marco Polo è passata alla Fondazione d’oltremonte

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VIAREGGIO. «Lucca vuole fare cappotto e Viareggio assiste a tutto questo nella maniera più passiva che ci possa essere».

Paolo Spadaccini, presidente dimissionario della Fondazione Festival pucciniano dopo aver lasciato con l’Udc la maggioranza di centrodestra che governa Viareggio, commenta così la sentenza con la quale viene stabilito che la villa del Maestro, al Marco Polo, gioiello di architettura e di storia, passa definitivamente nelle mani della lucchese Fondazione Puccini.

La stessa villa che appena tre anni fa l’amministrazione del sindaco Luca Lunardini voleva recuperare a museo multimediale dedicato alla vita e alle opere del compositore: un progetto per il quale si sarebbe potuto contare su un milione e mezzo, comprensivo dei fondi regionali Piuss. Con i quali realizzare un centro studi pucciniani, aperto al pubblico. Lunardini, espressione del Pdl come il collega lucchese Mauro Favilla in questo senso siglò nel 2009 un’intesa con quest’ultimo: villa per 50 anni al Comune di Viareggio in cambio dei lavori di ristrutturazione. Accordo mandato in fumo con il ricorso presentato - dall’Avvocatura di Stato per conto dell’Agenzia del Demanio - contro la sentenza del tribunale civile di Firenze che aveva riconosciuto alla Fondazione Puccini di Lucca la proprietà della villa. In realtà, insomma, in un modo o nell’altro, a farla da padrone nella vicenda è sempre stata Lucca. Dopo che all’Agenzia del Demanio l’edificio era passato proprio perché, negli anni, chi ha governato la Perla del Tirreno ha sempre ritenuto di non ritenerlo parte del proprio patrimonio culturale e politico. Tanto che nel 2009 lo stesso Lunardini, in sede di definizione dell’accordo con Favilla, spiegava: . E’ andata come è andata: villa e diritti d’autore a Lucca. Disponibile a destinare una parte degli stessi alla Fondazione Festival pucciniano che spera di ricavarne una cifra intorno ai 400mila euro l’anno. Briciole? Sì, rispetto al patrimonio in questione. Ma anche boccata d’ossigeno per la Fondazione che solo per il nuovo teatro sul lago sostiene un costo complessivo di 2mila euro al giorno. Il sindaco e la politica locale, a destra come a sinistra, hanno assistito in silenzio ad una partita dall’esito scontato. Unico commento, amaro, quello di Spadaccini. Il quale, però, di fronte allo “scippo” non può che sventolare bandiera bianca. Ammettendo che il futuro della lirica in nome di Puccini è , quella lucchese e quella che fa vivere, estate dopo estate, il teatro di Torre del Lago. Una ipotesi di cui, in realtà, si parla da anni. E che vede il favore della stessa Fondazione torrelaghese, nell’idea di fare di Lucca e Torre del Lago – così si progetta in riva al Massaciuoli - un unico centro di produzione teatrale. Che possa contare per incassi e peso politico. Viareggio china il capo ad una politica culturale che, almeno per la lirica, si avvia a non passare più dalla Versilia. L’ultimo indicatore di quanto ciò sia vero è la risposta che il “pattuglione” di politici locali (due senatori del Pd, il sindaco, il presidente della Fondazione ed un ex senatore) sceso a Roma, prima di Pasqua, ha ricevuto dal ministro Ornaghi: niente. Non il milione e mezzo richiesto, ma neppure i 500mila euro ipotizzabili come ancora di salvataggio. I soldi promessi dal ministero della cultura non ci sono e non ci saranno. A 64 giorni dall’inizio delle prove per la stagione lirica 2012 in riva al lago, questa è la fotografia della realtà. La speranza di andare in scena è appesa al concretizzarsi di due fattori: la delibera con la quale la Giunta Lunardini istituirà la tassa di soggiorno (ma all’ordine del giorno dei prossimi consigli comunali già convocati l’argomento non c’è) ed il contributo straordinario che la Regione dovrebbe dare, non prima di aver registrato un passo concreto da parte del Comune. . Invece così non è. E manca 1 milione e 700mila euro per essere sicuri di mantenere gli impegni con il pubblico. Senza contare che il bilancio 2011 non è ancora stato chiuso. A distanza di quattro anni dalle pompose celebrazioni Pucciniane del 2008 la realtà è quella di un Festival lirico preso per il collo. Così che, con l’ultimo fil di voce, possa pronunciare la resa che lo porterà dalle sponde del lago a quelle del Serchio.

«In questi mesi difficili – racconta Spadaccini – mi sono chiesto tante volte come mai la politica di Viareggio abbia ì trascurato Puccini. Forse qualcuno ha il retropensiero di eliminare, chiudendo il Festival, un problema a Viareggio».

E non è un segreto che in casa del Pdl viareggino e provinciale da tempo si vada dicendo che quello della lirica è un costo che la città non può sostenere. «C’è una classe politica che vuole eliminare Puccini», Spadaccini lo dice chiaro e tondo, ammonendo: «Ma deve essere chiaro che chi farà morire il Festival morirà politicamente». Oppure politicamente vivrà, ma non a Viareggio.

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