Il Tirreno

Versilia

Caso Franceschi, mamma Cira vola a Parigi da Sarkozy

di Claudio Vecoli
Caso Franceschi, mamma Cira vola a Parigi da Sarkozy

«Pronta a tutto pur di ottenere giustizia per mio figlio. Sciopero della fame se non mi riceveranno all’Eliseo»

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VIAREGGIO. La speranza di chi ancora confida nella giustizia. Ma anche la rabbia e la determinazione di chi non si arrende. Nella valigia di Cira Antignano, partita ieri pomeriggio dall'aeroporto di Pisa alla volta di Parigi, ci saranno anche questi “effetti personali”. La madre di Daniele Franceschi - l'operaio viareggino di trentasei anni morto il 25 agosto di due anni fa nel carcere di Grasse, in Costa Azzurra, in circostanze ancora tutte da chiarire - a partire da domani si piazzerà di fronte ai cancelli dell'Eliseo e farà di tutto per essere ricevuta dal presidente Nicolas Sarkozy. Obiettivo: riuscire ad ottenere gli organi del figlio per poterli seppellire insieme al resto del corpo (al momento sono custoditi a Nizza e considerati come reperti in vista del processo), ma anche riuscire a fare della morte di Daniele un “caso” anche in Francia, dove la vicenda - a differenza che in Italia - ha ottenuto scarsissima visibilità su giornali e televisioni.

Signora Antignano, un altro viaggio in Francia per ottenere giustizia per suo figlio Daniele...

«Sì, perché malgrado dalla morte siano trascorsi ormai venti mesi, io continuo a non arrendermi. Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegarmi perché mio figlio è entrato vivo e vegeto in un istituto penitenziario di una nazione che si ritiene civile e ne è uscito cadavere. Ci sono troppe cose che non tornano e voglio che sia fatta piena luce su quanto accaduto all'interno di quel carcere. Nessuno potrà restituirmi mio figlio vivo, ma se esiste una giustizia, allora voglio che venga finalmente fuori la verità».

Non sarà facile, in questi giorni che precedono il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente francese, farsi ricevere da Nicolas Sarkozy.

«Di questo ne sono perfettamente conscia. Però confido che proprio in un momento delicato come questo in cui si gioca la riconferma il presidente francese non possa permettersi di passare in cattiva luce di fronte agli elettori. Per questo spero di non fare un viaggio a vuoto e che Sarkozy mi riceva. Io, poi, farò di tutto per non far passare inosservata la mia presenza».

Cioè?

«Insieme a mia cugina Maria Grazia, mi piazzerò di fronte ai cancelli dell'Eliseo e non mi sposterò di lì fino a quando non mi faranno parlare con il presidente. Anche a costo di dormirci la notte. Fra l'altro ho deciso di iniziare lì uno sciopero della fame...»

Qual è l'obiettivo di questa protesta?

«Riavere indietro gli organi di mio figlio. Malgrado le tante promesse fatte dalle autorità francesi, venti mesi dopo la sua morte, restano in mani francesi per non si sa bene quale motivo. Voglio tornarmene in Italia con l'assicurazione che gli organi di Daniele mi siano restituiti rapidamente».

Fino ad oggi il “caso Franceschi” ha interessato più l'opinione pubblica italiana che quella francese.

«Quello di trasformare una vicenda per ora tutta italiana in un caso anche francese è l'altro obiettivo di questo mio viaggio. Per questo ho mirato il più in alto possibile, ovvero al presidente Sarkozy. Se anche i giornali e le televisioni transalpini si interesseranno alla morte di Daniele, allora avremo molte più speranze che la verità venga alla luce. Tramite alcuni parlamentari italiani, stiamo cercando di coinvolgere anche la stampa francese. Vedremo...»

Ha detto di essere pronta a forme di protesta clamorose. Quali?

«Beh, innanzitutto lo sciopero della fame e la mia presenza di fronte ai cancelli dell'Eliseo spero che aiutino a sollevare il caso. Inoltre farò di tutto per non passare inosservata. A cominciare dal mio abbigliamento, che servirà a raccontare la storia di mio figlio. Se poi dovesse servire, ho in mente anche altri gesti simboli clamorosi. Ma spero che non siano necessari e che Sarkozy mi riceva prima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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