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VIAREGGIO. Beppe Bianchini è praticamente nato in un bar. A nove anni, erano altri tempi certo, imparava già al Cro Darsena cosa significasse fare il barista. Poi il ragazzo di bottega è cresciuto ed...
VIAREGGIO. Beppe Bianchini è praticamente nato in un bar. A nove anni, erano altri tempi certo, imparava già al Cro Darsena cosa significasse fare il barista.
Poi il ragazzo di bottega è cresciuto ed insieme alla moglie Cinzia Scartabelli ha lanciato e gestito alcuni dei locali più vivi della città.
Chi non ricorda il Vinicio in via Garibaldi. Uno dei primi locali che hanno lanciato il bere bene e perdipiù al bicchiere.
Tanto era l’amore per il vino di Beppe che arrivò un bar che era tutto un programma: la Civiltà del Bere in via Battisti.
Oggi Cinzia e Beppe hanno scelto il quartiere più abbiente di Viareggio, Don Bosco dove aprire la compagnia.
O meglio la Compagnia, con la c maiuscola. Un nome che conferma non solo l’estro di Beppe e Cinzia ma anche la loro voglia di trasformare sempre il loro locale in un luogo che tutti possono frequentare da amici.
Per questo Beppe si alza presto la mattina per impastare e preparare la pizza e la focaccine. Alcune sono il trionfo della gola, come quelle farcite di asparagi stracchino e salmone norvegese affumicato con legna aromatica.
Ma anche una semplice prosciutto della Garfagnana e mozzarella di bufala campana può valere ampiamente la sosta. Magari per ammirare anche i vecchi trenini che vende il negozio di collezionismo aperto proprio di fronte al bar. Ma la cosa bella della Compagnia è la scelta dei vini. Patron Bianchini prese all’apertura una decisione drastica: lavorare solo con i prodotti dell’Antinori. E allora qui trovate il Solaia e il Tignanello (il capostipite dei grandi vini toscani, l’etichetta della rinascita enologica italiana), ma anche il vecchio Brandy Antinori, un prodotto assolutamente di nicchia.
Ma dire Antinori significa dire anche Montenisa, ovvero la tenuta e la cantina che la famiglia fiorentina ha rilevato alla fine degli anniNovanta nella Franciacorta. Ergo Beppe usa il Montenisa come le bollicine della casa, da proporre al momento del ricco happy hour. Che qualche volta si trasforma anche in una cena, magari per gli habituè, ma dove Beppe sfodera le sue doti di chef, che già aveva messo in mostra nella fugace avventura del Qualsivoglia.
«Cerchiamo di accontentare ogni genere di clientela – spiega Cinzia, anche lei un vita dietro il bancone del bar. Abbiamo la mattina gli impiegati delle banche sulla via Aurelia e la sera i giovani che amano bere poco ma bene e spendendo sempre il giusto. Soprattutto noi offriamo un locale ampio, spazioso, molto molto rilassante rispetto ai ritmi frenetici di certi locali della Passeggiata o del centro città. Il nostro segreto oggi è proprio questo: oltre la qualità dei prodotti e del servire proponiamo una qualità del ben vivere, senza stress nè qualcuno che ci corra dietro».
Una filosofia di vita che Cinzia e Beppe cercano di trasmettere anche ai loro clienti, grandi e giovani.
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