Il Tirreno

Versilia

L’incubo della mafia sui bagni «Ci useranno come “lavatrici”»

di Matteo Tuccini
L’incubo della mafia sui bagni «Ci useranno come “lavatrici”»

L’allarme di un assessore: la criminalità punta a investire qui grazie alle aste delle concessioni Imprenditori preoccupati: non vogliamo che le nostre aziende servano per ripulire soldi sporchi

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VIAREGGIO. La camorra sta allungando le mani sulla Versilia? L’interrogativo è da tempo sulla bocca di tutti, a partire dagli imprenditori. Pochi giorni fa un’inchiesta del Venerdì di Repubblica raccontava di interessi della criminalità organizzata per le attività turistiche e commerciali della zona. Bagni in primis. E all’assemblea di Roma un assessore della provincia di Savona ha messo in guardia: occhio, che la messa all’asta delle concessioni attira appetiti loschi. «Non vogliamo diventare - ha detto - delle “lavatrici” di soldi sporchi».

A giudicare dalla letteratura sulla mafia, dalle inchieste della magistratura e dai precedenti investimenti di clan e famiglie in Versilia, l’allarme si fonda su dati concreti. E il carico da 11, secondo i balneari, saranno le gare delle concessioni. Che “ingolosiranno” la mafia, spesso bisognosa di investire grossi capitali da far fruttare.

«Di questi interessi poco legittimi abbiamo parlato per mesi - spiega Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba Confesercenti - ed è chiaro che la messa all’asta dei bagni offre un’occasione a dir poco unica di far rientrare nel mercato legale capitali di dubbia provenienza».

Ma l’attività di riciclaggio di denaro sporco potrebbe non essere l’unica per la criminalità organizzata. Lo stesso Lardinelli, negli incontri pubblici, presentò il caso di un balneare che in Campania fu... invitato dalla camorra a cedere la propria concessione. La risposta al suo no fu un attentato a colpi di pistola. «Non ho testimonianze dirette di richieste di estorsione - dice Lardinelli - ma non mi meraviglierei affatto se la presenza della mafia si facesse più pressante. So anch’io che non è più, o forse non lo è mai stata, confinata al sud, e che al centronord gli interessi della criminalità stanno trovando sbocchi in numerose attività». Indagini e arresti delle forze dell’ordine, del resto, evidenziano gli affari dei clan su locali ed esercizi commerciali da Firenze appunto alla Versilia.

Certo, non è il caso di agitare lo spauracchio per secondi fini, come l’evitare le aste delle concessioni. La mafia è una cosa seria e già le strumentalizzazioni sono inaccettabili. «Non bisogna correre il rischio - afferma Carlo Monti, presidente dei balneari viareggini di Ascom - di mettere l’accento sul pericolo mafioso come una minaccia inevitabile, che impone di evitare la riassegnazione delle concessioni demaniali. Vorrebbe dire che lo Stato non può comportarsi in un certo modo perché è sotto scacco. Vero è, invece, che le pressioni della grande finanza perché si rivoluzionino le nostre spiagge provengono anche da ambienti loschi. E la politica, temo, non ne è indifferente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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