Sicurezza
L’addio a quel ragazzo che amava tanto volare
In centinaia in chiesa a Pian di Mommio per i funerali di Vincenzo Simonini. Lo strazio della moglie incinta davanti alla salma avvolta nel Tricolore
VIAREGGIO. La mano di Nadine si allunga a toccare la bara coperta dalla bandiera tricolore. La giovane moglie non vuole abbandonare il suo Vincenzo e cerca conforto dal dolore in quell’ultimo contatto, mentre il feretro si allontana dalla chiesa omaggiato dal picchetto d’onore della Marina e dalle centinaia di persone arrivate a portare l’ultimo saluto al giovane militare deceduto giovedì mattina durante un esercitazione.
Non c’era posto per tutta quella gente ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Piano di Mommio. Sin dalle 15 i colleghi della base militare Maristaeli Luni, assieme ad alti ufficiali della Marina militare italiana (giunti principalmente da La Spezia e Livorno) e a marinai e soldati arrivati da altri paesi europei e dal Libano hanno atteso nella piazza l’arrivo della bara con la salma di Vincenzo Simonini. Con i volti scuri tutti parlavano della professionalità e della dedizione di Vincenzo, della sua capacità di trasmettere entusiasmo e voglia di vivere.
Tantissime naturalmente le persone arrivate da Pian di Mommio, paese originario della famiglia Simonini e luogo dove Vincenzo è cresciuto, e da Viareggio dove il pilota della Marina si era trasferito dopo il matrimonio di due anni fa con Nadine Renno, una giovane libanese conosciuta durante una missione di pace nel paese dei Cedri.
Tutti gli amici e i conoscenti hanno qualche storia da raccontare. Anche se quel bambino di Piano di Mommio ha imparato a volare nella scuola d’élite dei piloti d’elicottero americani e poi ha dovuto girare il mondo per lavoro, i legami con la terra natale certo non si sono interrotti. E i ricordi sono riaffiorati, assieme le lacrime, in questa dolorosa circostanza. «Ha sempre avuto la passione per l’acqua e per gli elicotteri - racconta un amico - ed è sempre stato un grande sportivo. Soprattutto amava il nuoto e la pallavolo. Ma sin da piccolo sognava la carriera militare».
Il feretro è arrivato coperto da una bandiera tricolore e portato in spalla dai colleghi di vincenzo. Dietro di esso Nadine, i genitori di Vincenzo Irio e Graziella e la sorella. Sulla bara, in chiesa, sono stati appoggiato il berretto di Vincenzo e la sua sciabola.
«Vincenzo era un marinaio - ha detto il parroco nella sua omelia - di quelli che sanno anche volare. Lui non aveva paura del mare e del cielo ed aveva una forza di volontà incredibile come possono testimoniare tutti quelli che l’hanno conosciuto nelle missioni in giro per il mondo, nel lavoro quotidiano, alla scuola per piloti in America». Il religioso ha ricordato la passione di Simonini per gli elicotteri. «Nadine - ha detto don Claudio - mi ha raccontato che lui tornava a casa con schede che parlavano di quelle macchine volanti e ne parlava continuamente. Voleva conoscere tutti i dettagli perché conosceva l’importanza del suo lavoro e sapeva di non poter commettere errori».
Alla fine però un destino assurdo ha fermato quel cuore generoso. «Vincenzo non aveva paura del mare - ha detto il parroco - e lo conosceva in tutta la sua profondità. Alla fine il destino lo ha raggiunto in un luogo che poteva sembrare tranquillo».
«Quella morte ha colpito tutti, sembra assurda - ha detto il parroco - e ci fa domandare quali siano i piani di Dio».
Dall’altare è intervenuto anche il comandante della base di Luni Stefano Crementieri. «Vincenzo era un grande pilota e un professionista preparatissimo - ha detto l’ufficiale - è una grande perdita per tutti». Il comandante ha ricordato come Nadine fosse un po’ gelosa di quel mare e quel cielo in cui il suo pilota a volte sembrava allontanarsi da lei. E quella mano allungata, ieri, forse sperava ancora di far tornare Vincenzo.
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