Il Tirreno

Versilia

Alberghi, cucine aperte solo per i clienti

di Matteo Tuccini
Alberghi, cucine aperte solo per i clienti

Cancellato il Codice dell’ex ministro Brambilla: aveva dato la possibilità agli hotel di offrire i propri servizi anche all’esterno

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VIAREGGIO. Gli hotel potranno far entrare nei propri ristoranti e centri benessere solo chi pernotta nella struttura. Accesso vietato, quindi, a chi viene dall’esterno. A meno che l’albergo stesso non sia in possesso della licenza specifica che consente di tenere le cucine aperte a tutti.

Va in soffitta, infatti, il Codice del turismo disegnato dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, che poco più di un anno fa aveva aperto le porte di tutte le strutture ricettive anche ai clienti esterni. Causando un mare di polemiche da parte degli altri ristoranti e centri benessere, preoccupati per il via libera a una nuova concorrenza. Che adesso, fatte salve deroghe ed eccezioni, finisce al macero.

La sentenza della Consulta. A mettere una “x” sul Codice è stata la Corte costituzionale, che appena due settimane fa ha accolto il ricorso di alcune Regioni (tra cui la Toscana). «Lo Stato non può decidere su una materia di nostra competenza», è stata la motivazione scelta per chiedere l’annullamento del Codice. E la Consulta, senza esprimersi in merito, si è detta d’accordo.

Il caso, tra l’altro, è stato dibattuto anche in tribunale a Lucca la settimana scorsa. Quando il giudice per le indagini preliminari ha deciso il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni. A cui è stato contestato anche il fatto, appunto, di aver aperto la Spa del proprio hotel Mondial agli esterni. Possibilità che la sentenza della Consulta di pochi giorni prima ha di fatto eliminato.

«È una controriforma». Per gli alberghi, però, si tratta di un passo indietro. Una sorta di controriforma. «Se l’idea di tutti - spiega il direttore del Principe di Piemonte Alessandro Augier - e non solo di questo governo, è quella di liberalizzare i vari settori per agevolare il lavoro delle imprese, mi sembra che così si raggiunga l’obiettivo opposto. Certo, chi ha già la licenza per tenere le cucine aperte a tutti non vedrà la propria attività cambiare di una virgola. È il nostro caso, ad esempio. Ma per quanto non voglia contestare le decisioni della Corte costituzionale, mi domando se sia legittimo vedere bocciata un’opportunità del genere».

Diversi albergatori se la sono presa con la Regione: era proprio necessario impugnare un provvedimento che ci dava una mano? Augier, però, è ottimista: «Ritengo che la Regione non abbia intenzione di far torto agli hotel - dice - il contatto con le associazioni di categoria è continuo. Sono sicuro che la giunta di Firenze farà presto chiarezza sull’argomento, e darà la possibilità agli imprenditori di lavorare nel miglior modo possibile. A patto, naturalmente, che rispettino le regole».

«Caos totale, discutiamone». Anche le associazioni di categoria del commercio, che pure avevano criticato l’apertura del ministro Brambilla, si mostrano perplesse per l’ennesimo cambio di regime.

«Nel nostro settore - spiega il nuovo direttore di Confesercenti Versilia, Emanuele Pasquini - c’è una novità al giorno. Questo impedisce agli imprenditori di districarsi con efficacia nella giungla di regole che cambiano alla velocità della luce. E di non capire a chi, quando e fino a che punto possono fornire servizi». Un vero e proprio caos, che bisogna cominciare a districare. «Chiederemo quanto prima alla Regione di affrontare una volta per tutte ogni aspetto regolamentare. E di fare chiarezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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