Sicurezza
Cinquemila casi di emorroidi nella sola Versilia
Il pudore fa sì che molti non parlino del loro problema Ma oggi esistono tecniche all’avanguardia per risolverlo
FORTE DEI MARMI. All'inizio si soffre in silenzio, stringendo i denti, poi quando quel dolore ogni volta che si va d’intestino diventa un problema fino ad essere un incubo, se ne parla con il farmacista. In caso di insuccesso con pomate e linimenti, vincendo il pudore, ci rivolgiamo al medico. La sola prospettiva, davanti ai fallimenti, di un intervento chirurgico, ci fa venire i brividi. A qualcuno può sembrare un accanimento, ma nel momento del bisogno, troviamo alla fine il coraggio.
Parliamo di emorroidi, una situazione che coinvolge oltre 5000 persone in Versilia (un numero in difetto), con uomini e donne più colpiti dopo i cinquanta anni. Se ne è discusso a Milano in un convegno, coordinato dal professor Giuliano Reboa, della Casa di Cura San Camillo a Forte dei Marmi.
Nella sfortuna (esiste una certa predisposizione genetica), si può essere più o meno fortunati. Ci sono quelle interne che non si vedono ma si sentono, quelle che escono ma rientrano da sole, quelle che rientrano con il nostro aiuto manuale e quelle (le più gravi) per le quali ogni tentativo risulta inutile.
«Anche le abitudini di vita hanno un valore - ha aggiunto Reboa - come i baristi, perché stanno troppo in piedi, taxisti e camionisti perché stanno troppo seduti ed ancora la obesità. Poi c’è la gravidanza, che in un caso su due crea il prolasso, cioè la caduta, delle vene emorroidali. Non va dimenticata inoltre la alimentazione: non sono i cibi piccanti che le provocano, come il peperoncino e quelli particolarmente speziati. Semmai acuiscono il dolore, ma a cose già fatte. Chi sia predisposto, ma chi avverta al contempo qualche fastidio deve dire “no” ad alcool e superalcolici, aceto, bevande gassate, caffè, tè, riso, cibi molto salati o grassi, fritti, vino rosso, birra, frutta secca. Rischiare quell’insopportabile irritazione o il fastidioso sanguinamento, ci sembra eccessivo. E' quindi il nostro un messaggio di prudenza e buon senso».
Grosse novità ci sono comunque anche nelle tecniche chirurgiche, dopo gli alterni risultati di legature elastiche, iniezione sclerosanti, coagulazione a raggi infrarossi con laser o bipolare.
Da alcuni mesi è in fase applicativa una nuova tecnica che evita la loro asportazione tradizionale, con la necessità di lasciare «le ferite e tempi non brevi di guarigione».
Fondamentale nella storia di questa tecnica è l'impiego della suturatrice meccanica (tecnica di Longo) fin dal 1998. Il tessuto emorroidario non viene asportato ma riposizionato nella sua sede grazie alla rimozione per mezzo di una suturatrice meccanica del tessuto rettale prolassato. È in sostanza un intervento di tipo “estetico” per ricreare un canale anale con anatomia normale.
«Oggi - ha precisato Reboa - si va più in là con un intervento ancora più “indolore” e la presenza in minor numero di recidive. Si tratta di quella operazione che utilizza la suturatrice meccanica circolare, però ad alto volume».
Grazie a questa nuova metodica (l'intervento dura in media dieci minuti in anestesia locale o con puntura lombare) c’è possibilità di asportare maggior quantità di tessuto prolassato in virtù della miglior visibilità operatoria per il chirurgo. Si registra anche un minor sanguinamento grazie al sistema di sutura che presenta un maggior numero di punti. I risultati sono anche migliori dal punto di vista clinico con una ridotta degenza. Sino ad oggi sono stati eseguiti 5000 interventi di questo tipo di cui 700 in Italia.
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