Finanza
La pieve della Cappella sta crollando
Il terreno sottostante, svuotato per estrarre il marmo, frana e trascina con sé la chiesa e il rosone disegnato da Michelangelo. Che resterà chiusa, forse per anni
AZZANO. Il vecchio gigante, con il grande rosone disegnato e realizzato da Michelangelo, sta venendo giù. Scivola verso la pianura e il mare, come se volesse lasciare l’amata montagna che lo ospita da dieci secoli. E pochi si sono accorti, in quest’epoca in cui il futile è diventato fondamentale, che un pezzo di storia della Versilia si sta afflosciando su se stesso. Come un fazzoletto bagnato. La pieve della Cappella di Azzano, costruita oltre mille anni fa col marmo seravezzino, è sotto minaccia. Il terreno che le sta sotto sta franando sul versante lato mare. Portando con sé le mura e le fondamenta di questo capolavoro dell’arte romanica. Ed è triste pensare che quello che non riuscirono a fare i nazisti - i cui bombardamenti dal Folgorito sfregiarono anche la pieve - sembra diventato l’obiettivo della cava, oggi chiusa, che sta sotto il San Martino.
Situazione sempre più critica. «Per estrarre il marmo bardiglio - spiega il parroco, don Hermes Luppi, indicando la valle a fianco - si è scavato fino agli anni Sessanta senza freni, con l’uso di mine. Senza considerare che sotto la pieve ci sono delle tombe antiche. E la terra sta cedendo». Si sono aperte, col tempo, crepe sempre più profonde sulle mura di S. Martino. Ma fino a qualche mese fa, assicura il sacerdote, la situazione sembrava sotto controllo.
Poi, nel giro di poche settimane, le ferite superficiali si sono trasformate in voragini. E alcuni giorni fa una delle “catene” - sbarre di ferro - che sorreggono l’intera struttura ha ceduto, come se la pressione su cui si reggeva venisse a mancare. E così la chiesa è stata dichiarata inagibile e i matrimoni previsti annullati.
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