Il dolore
«Io, in campo insieme a Morosini»
L’autista viareggino del pullman del Livorno testimone della tragedia: «L’ho visto accasciarsi e ho capito»
VIAREGGIO. Sabato pomeriggio era lì, sulle tribune dello stadio Adriatico di Pescara. Enrico Del Chiaro, 54 anni, viareggino, dall'inizio della stagione è infatti l'autista ufficiale del Livorno. E' lui che guida il pullman della squadra amaranto in occasione delle trasferte in giro per l'Italia. Ed è lui che la maggior parte delle volte accompagna i giocatori amaranto all'Armando Picchi anche quando il calendario prevede un impegno casalingo. Questo viaggio in Abruzzo, però, Del Chiaro non lo scorderà più. E, soprattutto, non potrà più dimenticare quei drammatici minuti in cui Piermario Morosini si è accasciato sul terreno di gioco e da lì non si è più rialzato.
Il giorno dopo quella tragedia, l'autista viareggino non ha alcuna voglia di parlare. “Siamo tutti tremendamente scossi”, ammette. Tuttavia ci tiene a ricordare il “Moro” - così lo chiamavano con affetto compagni di squadra e tifosi – come un ragazzo in gamba, davvero speciale. «Era uno dei giocatori con cui avevo legato di più».
Il film di quel maledetto sabato pomeriggio si è inceppato all'improvviso alla metà del primo tempo. Fino a quel momento solo bei ricordi: l'uno-due con cui il Livorno stava mettendo sotto il favoritissimo Pescara di Zeman, l'euforia dei giocatori amaranto, la gioia dei pochi tifosi al seguito della squadra. «Io ero seduto in tribuna insieme ai dirigenti e agli accompagnatori della squadra – ricorda Del Chiaro – e tutti insieme stavamo guardando la partita. All'improvviso abbiamo visto Morosini che si accasciava a terra. Purtroppo ci abbiamo messo poco a capire che si trattava di qualcosa di grave».
Enrico Del Chiaro è stato fra i primi a catapultarsi in campo. Anche perché per molti anni è stato autista di ambulanze alla Croce Verde di Viareggio e dunque sa come muoversi in casi come questi. «Quando l'arbitro ha fermato il gioco e sono entrati i sanitari, anch'io sono entrato sul terreno di gioco. Come accompagnatori della squadra, abbiamo il pass che ci permette di accedere al campo. Ma devo dire che già prima, quando ho visto Piermario accasciarsi per la seconda volta, purtroppo ho capito che c'era ben poco da fare».
Il dolore è forte. Fortissimo. E ancora tremendamente vivo. Anche perché Del Chiaro ha due figli maschi che hanno più o meno l'età di Morosini. Ed è quasi automatico pensare che in campo, in quel momento, poteva esserci uno di loro. «Piermario era un ragazzo d'oro. E non è certo il classico modo di dire quando avviene una tragedia del genere. In squadra tutti quanti conoscevamo la sua storia, il dramma che ha colpito a più riprese la sua famiglia. Ma tutti ammiravamo anche come aveva affrontato la vita che gli aveva riservato delle tragedie così grandi».
A Del Chiaro è toccato anche il mesto compito di guidare l'autobus della squadra anche nel lungo, interminabile viaggio di ritorno da Pescara a Livorno. Oltre cinquecento chilometri percorsi con le lacrime agli occhi. «Inutile dire che all'interno si respirava un clima di profondo dolore. Ma credo che certe emozioni debbano restare all'interno della squadra...»
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