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Perché in sala operatoria c’era la Johnson?

Perché in sala operatoria c’era la Johnson?

Le domande della senatrice del Pd Manuela Granaiola: fare chiarezza al più presto

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VIAREGGIO. «Cosa ci faceva il tecnico della Johnson in sala operatoria il 12 marzo quando sotto i ferri è andato Marcello Manfredi, il paziente sulla cui morte la Procura di Lucca ha aperto un’inchiesta?». E una delle domande che pone Manuela Granaiola, senatrice del Partito democratico. Che si dice «sconcertata» dalle nuove dichiarazioni rilasciate dalla Asl sul fatto che la suturatrice della multinazionale americana non abbia niente a che vedere con la morte del paziente. «Ma allora - continua Granaiola - le dichiarazioni dei medici che abbiamo letto all’indomani dell’apertura dell’inchiesta da parte della Procura che valore avevano? Direi che è facile, ora che la suturatrice è finita nella pattumiera dire che la strumentazione non ha responsabilità. E mi auguro davvero che si faccia chiarezza quanto prima nell’interesse dei cittadini che al Versilia si rivolgono quotidianamente».

Ma c’è un’altra domanda che il moltiplicarsi di dichiarazioni inevitabilmente pone: il comunicato stampa diffuso dalla “Johnson&Johnosn” nei giorni scorsi dichiarava nero su bianco che quando il 16 marzo la società ha effettuato il richiamo cautelativo di tre lotti di suturatrici ciò è avvenuto «senza essere a conoscenza e senza alcun collegamento con l’evento dell’ospedale Versilia». Che, però, era stato segnalato dalla Asl al ministero. Possibile che il tecnico presente all’intervento non sia davvero stato informato? (d.f.)

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