Sicurezza
Betti e Romanini (Pd): quali rischi per le nostre acque?
VIAREGGIO. «In passato, in fondo al labirinto, si nascondeva il minotauro. Oggi, nei tentacoli della burocrazia, del silenzio e dei rimbalzi, in fondo al labirinto c'è una autorizzazione. Quell'atto...
VIAREGGIO. «In passato, in fondo al labirinto, si nascondeva il minotauro. Oggi, nei tentacoli della burocrazia, del silenzio e dei rimbalzi, in fondo al labirinto c'è una autorizzazione. Quell'atto che, come dice la parola, concede di scaricare nel depuratore "acque reflue" provenienti dalla Carbonaie». Tornano ad intervenire così i consiglieri comunali del Pd, Leonardo Betti e Chiara Romanini, tra i primi a sollevare dubbi sullo scarico in questione: «Noi lo chiamiamo percolato, e lo facciamo alla luce della definizione data allo stesso dalla direttiva CE 31/03 che non solo lo nomina ma gli ha anche dato un codice Cer ovvero quello che si dà ai rifiuti. Questo liquido, di cui le Carbonaie sono piene, e che è visibile ad occhio nudo anche senza essere dei chimici, veniva portato al depuratore. Ai tecnici ed ai dirigenti intervenuti ponemmo una semplicissima domanda: il gestore del depuratore (Gaia) ha autorizzato tale immissione? E da lì si aprirono le porte dei "sì, credo", "non lo so", "chiedetelo ad Ato", "probabilmente sì", "evidentemente". Insomma, dopo due mesi questo pezzo di carta nessuno sa dove è, se c'è, se ce lo siamo inventato. Eppure anche Arpat lo chiede da tempo. Ad aprile 2012 di questo foglio non c'è traccia, pare non ci sia. Dunque, il percolato va nel depuratore senza che qualcuno abbia detto che può andarci. E se nessuno ha detto che può andarci, perché ci va? Ci poteva andare? Quali rischi corre la popolazione dopo che per mesi il percolato è andato nel depuratore? Oggi i tubi dalle Carbonaie al depuratore sono chiusi, il biologo del Comune però elogiava il nostro depuratore come uno dei migliori della Toscana. Evidentemente qualcosa non torna. E anche l'autorizzazione, come il minotauro, fa parte della mitologia che, come si sa, è il racconto di un mito».
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