Il Tirreno

Versilia

Carbonaie, stop ai veleni nella fogna

di Donatella Francesconi
Carbonaie, stop ai veleni nella fogna

Il rapporto dell’Arpat rivela che non c’è nessuna autorizzazione allo smaltimento del percolato nel depuratore

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VIAREGGIO. Stop allo scarico in fognatura del “brodo” formato dai rifiuti della discarica alle Carbonaie. Almeno per il momento. Dopo che il “Tirreno” ha posto la questione dello smaltimento del percolato nel depuratore ( e di lì dritto al mare) e delle relative autorizzazioni, il 20 marzo una verifica di Arpat sul luogo della ex discarica ha rilevato «che il percolato non defluiva verso il depuratore in quanto la valvola di controllo risultava chiusa». Si tratta del sistema con cui il “brodo” dei rifiuti viene drenato dalla collina già bonificata. Valvola chiusa perché l’autorizzazione a scaricare il percolato in fognatura al momento non c’è. Quella vecchia (primo lotto di bonifica) è scaduta e quella nuova non è ancora stata rilasciata.

Affinché sia lecito mandare il percolato al depuratore attraverso la fognatura è necessario un protocollo tra titolare della bonifica (Comune) e gestore dell’impianto di depurazione (Gaia), «al fine di verificare se le modalità dell’emungimento siano compatibili con la funzionalità del depuratore ricevente». Così spiega Arpat, senza lasciare margini di dubbio. Il protocollo indicato come necessario al momento non c’è.

Rispondendo al “Tirreno” (28 febbraio) Daniele Franceschini, responsabile della divisione “Depurazione e fognatura” di Gaia alla domanda se il depuratore di Viareggio sia autorizzato a gestire il percolato rispondeva: «No. Se viene portato con le autobotti». In questo caso la normativa (Decreto Ronchi) considera il percolato come un rifiuto. Se lo stesso materiale arriva al depuratore direttamente dalla fognatura, per la legge (Decreto acque) si tratta di un “refluo”. L’impianto, però, rimane lo stesso. Con i suoi limiti.

Durante i lavori di bonifica del primo lotto delle Carbonaie, spiega Arpat, «il percolato è stato inviato al depuratore di Gaia, senza determinare problematiche ambientali, mediante condotta fognaria. Previo processo di decantazione e filtrazione per l’abbattimento dell’ammoniaca presente nel percolato stesso in elevate concentrazioni». Ora è in corso, da gennaio, l’intervento di bonifica del secondo lotto. E sarà necessario smaltire tutto il percolato che si trova sotto la collina di rifiuti in fase di rimozione. Arpat ricorda di aver «prescritto che prima dell’inizio dei lavori di scavo sottofalda» venisse definito il protocollo Comune-Gaia. Una questione, quella del protocollo, emersa tra metà febbraio e metà marzo nelle interrogazioni dei consiglieri comunali Betti e Romanini (Pd), così come nella richiesta di poter disporre della documentazione, formulata invano dal presidente della commissione ambiente del Comune, Alessandro Bolognesi. Alla domanda del “Tirreno”, ancora Franceschini (Gaia) spiegava: «Non c’è un accordo diretto tra amministrazione comunale e Gaia: è Ato che deve fornire l’autorizzazione. E, comunque, c’è la conferenza dei servizi, l’esito della quale è un atto autorizzativo». Oggi, Arpat annuncia: «In previsione del completamento del secondo lotto di bonifica sono state avviate, con specifiche conferenze dei servizi convocate dalla Autorità idrica toscana le necessarie procedure autorizzative al conferimento, tramite condotta, all’impianto di depurazione sia delle acque provenienti dal pompaggio che dell’eventuale percolato proveniente dalle tre vasche di messa in sicurezza».

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