Il Tirreno

Versilia

«Cedimento dovuto agli scavi»

Testimone chiave per l’accusa al processo per il crollo del frantoio in ristrutturazione a Quiesa

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QUIESA. «Hanno scavato al piano terra provocando un cedimento di un muro portante. Per quel tipo di opere servivano criteri di sicurezza diversi». Importante testimonianza ieri mattina in tribunale a Viareggio durante l’udienza per il processo per il crollo di un vecchio frantoio in ristrutturazione a Quiesa. A patestimoniare davanti al giudice monocratico Nidia Genovese è stato chiamato l’ingegner Stefano Caramelli dell’università di Pisa: è stato lui ad effettuare rilievi per conto della Procura dopo il crollo in cui un’operaio, Mihai Ungureanu, fu travolto dalle macerie riportando gravissime ferite. Ascoltati anche i racconti dei colleghi del muratore ferito: anche loro sopravvissuti al crollo.

Il fatto avvenne nel novembre 2009 durante i lavori per la trasformazione del frantoio in appartamenti. Per quell’avvenimento sono cinque le persone rinviate a giudizio: l’imprenditore Mariano Montemagni, 56 anni di Bargecchia, titolare della ditta esecutrice dei lavori; Andrea Larini, 53 anni di Massarosa e legale rappresentante della Gavisama, società committente dei lavori; il geometra Luca Sarti, 48 anni, progettista dell’intervento e direttore dei lavori; l’ingegner Fabiana Di Giuseppe, 34 anni di Pian del Quercione, coordinatore della sicurezza; l’ingegner Luca Giannini, 35 anni di Pian del quercione, progettista e direttore dei lavori strutturali.

In aula ieri sono sfilati alcuni testimoni. Il pm Salvatore Giannino ha cercato di ricostruire le possibili cause del crollo.

Particolarmente importante il racconto dell’ingegner Caramelli. Nella sua perizia sul crollo il professionista ha rilevato come le travi che sostenevano l’edificio fossero ancora integre e che a provocare l’incidente sia stato il cedimento di un muro portante.

L’ingegnere ha rilevato come al piano terra dell’edificio si sia scavato sotto il piano delle fondazioni ( i lavori prevedevano l’impianto di igloo isolanti) rendendo «instabile il muro portante». Il cedimento finale, come ha raccontato uno degli operai che si sono salvati, è arrivato mentre si stavano scavando dei buchi alla base del muro per realizzare dei cordoli di collegamento.

Per la procura la ditta esecutrice dei lavori non avrebbe provveduto a relizzare le opere di rafforzamento e puntellamento necessarie per evitare il crollo.

Durante il processo sarà importante capire se queste omissioni sono dovute a un intervento della ditta e se ci sono stati degli errori e negligenze anche nella progettazione dell’intervento e nei controlli per la sicurezza.

Da capire anche se prima di iniziare i lavori sono stati eseguiti tutti i saggi necessari a valutare le condizioni generali dell’edificio.

Secondo la procura, in particolare, nei progetti dei lavori strutturali presentato da Giannini non sarebbe stata indicato correttamente lo stato delle fondazioni del vecchio frantoio.

Il consulente del Pm ha per rilevato che nel progetto generale presentato dal geometra Sarti era stata indicata la necessità di eseguire saggi sulle fondazioni per capire se serve un consolidamento.

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