Sicurezza
Accoltellamento al Carnevale: condannato
Ferì due giovani dopo un litigio al rione Marco Polo, le testimonianze inchiodano un tunisino
VIAREGGIO. Aveva accoltellato due fidanzati al rione Marco Polo. Ora per Monji Chaouri, un tunisino di 38 anni, è arrivata la condanna ad un anno e due mesi per lesioni aggravate. Dopo l'accoltellamento il nordafricano era scomparso: sono state le indagini condotte dalla polizia del commissariato di Viareggio che hanno permesso di individuare l'autore del gesto.
Il fatto avvenne a metà febbraio del 2009. Due giovani, lui originario di Cascina, lei viareggina - erano andati al rione Marco Polo per divertirsi assieme ad alcuni amici. La serata era trascorsa in maniera abbastanza tranquilla tra canti e balli. Poi, alla fine della festa, quando la musica si è spenta, i due giovani si sono avviati verso la macchina.
A un certo punto al gruppetto - il diverbio è avvenuto poco prima delle 2 vicino alla chiesa di Don Bosco - si sarebbe avvicinato un altro giovane. L'uomo avrebbe iniziato a fare apprezzamenti sulla ragazza e, secondo alcuni testimoni, l'avrebbe anche abbracciata. A quel punto il ragazzo della giovane (gli aggrediti all'epoca avevano 23 anni e 21) è intervenuto per bloccare le attenzioni eccessive del nordafricano e in quel momento è scoppiato il primo litigio.I giovani hanno cercato di allontanarsi ma il nordafricano li avrebbe seguiti. A un certo punto l'uomo avrebbe tirato fuori un coltello. Sono stati momenti di panico. La ragazza ha tentato di proteggersi ma l'uomo - come è emerso in aula - l'ha colpita a un gluteo (per fortuna senza gravi conseguenze). Ma l'aggressione non si è fermata lì. E il giovane si è beccato una coltellata in pieno addome. Portato all'ospedale Versilia l'aggredito fu operato: per fortuna la lama non aveva leso organi vitali.
Dopo quell'attacco all'arma bianca il nordafricano era sparito nel nulla. In seguito alla denuncia degli aggrediti sono però iniziate le indagini. I poliziotti del commissariato hanno raccolto diverse testimonianze e alla fine hanno individuato un gruppo di sospetti. Agli aggrediti e ai testimoni sono anche state mostrate delle foto segnaletiche per il riconoscimento. Così gli investigatori sono riusciti a dare un volto e un nome all'aggressore (che non è stato arrestato perché ormai mancava la flagranza di reato). Da lì è partito il processo che nei giorni scorsi ha portato alla condanna in contumacia per il tunisino. Il giudice Gerardo Boragine ha inflitto al nordafricano una pena di un anno e due mesi.
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