Sicurezza
Infezione mortale dopo l’operazione
Una donna di 53 anni, operata all’intestino, è deceduta 12 giorni dopo il ricovero. Esposto dei familiari alla Procura
VIAREGGIO. Quel dolore forte, all’addome, improvviso e che non accenna a passare. Il consulto con il medico di famiglia: «Meglio andare al Pronto soccorso...». Così è entrata in ospedale Maida Signorini, 53 anni, operaia, residente a Pietrasanta. Era il 6 marzo scorso e nello stesso giorno, intorno alle 18, i medici del reparto di chirurgia generale del Versilia decidono di operare la donna. C’è il sospetto - spiegheranno ai parenti - che un diverticolo abbia perforato l’intestino. Da quando Nadia Signorini esce dalla sala operatoria a quando muore, nel reparto di rianimazione, passano 12 giorni: la signora spira il 14 marzo, il giorno successivo al secondo intervento chirurgico al quale viene sottoposto Marcello Manfredi, 77 anni, che morirà il 26 marzo e sul cui decesso la Procura di Lucca ha aperto un’inchiesta per vederci chiaro sui punti interni saltati che hanno provocato un’infezione mortale.
Ieri mattina l’avvocato Gabriele Dalle Luche ha presentato alla Procura guidata da Aldo Cicala un esposto-denuncia, su incarico dei familiari delle signora Signorini: il figlio Davide, la madre Ermerina, la sorella Nadia, il fratello Edio, i nipoti Alessandro e Simone. I quali chiedono che «l’Autorità giudiziaria voglia compiere tutte le opportune indagini per accertare se da fatti narrati nell’esposto emergano elementi di responsabilità penale e a carico di quali soggetti detti elementi si configurino. Nonché quali siano le fattispecie di reato eventualmente ravvisate».
L’avvocato Dalle Luche chiede anche «il sequestro di tutta la documentazione medica relativa al ricovero e al decesso, nonché il sequestro delle risultante della ricognizione diagnostica effettuate il 15 marzo» sul cadavere della donna. Ricognizione - ricostruisce l’esposto - che viene disposta, il giorno dopo il decesso, «su richiesta di un medico del reparto di rianimazione, onde valutare le cause del decesso ed in particolare se vi fossero stati dei “passaggi non fatti”».
Maida Signorini - così la ricostruzione del legale, attraverso le testimonianze dei familiari - «fin dal giorno successivo all’intervento manifestava uno stato febbrile importante (38/39). Stato che nei giorni successivi, risultava sempre presente, peggiorando». Quando figlio e parenti chiedono informazioni, da medici ed infermieri «vengono date ampie rassicurazioni: si tratta del normale decorso post operatorio». La sera del 9 marzo, però, la donna si aggrava «tanto che viene sottoposta ad ossigenazione artificiale e le viene riposizionato il sondino naso-gastrico». La mattina successiva la signora perde conoscenza e viene ricoverata in rianimazione «in ragione di una grave infezione-setticemia». Uno stato infettivo. sottolinea il legale, che «da quanto è possibile fino ad oggi accertare non risultava presente al momento del ricovero»
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