Il Tirreno

Versilia

Tubo nel lago, ipotesi di contaminazione

di Donatella Francesconi
Tubo nel lago, ipotesi di contaminazione

Arpat effettua verifiche sul fenomeno da metà dicembre. E ha chiesto al Comune un monitoraggio attento

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VIAREGGIO. Quelle acque maleodoranti e marroni, che il grosso tubo segnalato dai cittadini del Comitato “Salviamo Viareggio” scarica nel canale Le Quindici e poi di lì al lago «non è da escludere che possano essere contaminate». A scriverlo è l’Agenzia regionale per la protezione ambientale in un comunicato ufficiale inviato dalla sede centrale, a Firenze. Una dichiarazione, quella di Arpat, che fa sobbalzare. Anche perché non è seguita dalla segnalazione dei provvedimenti presi per impedire che - nel dubbio ed in attesa delle analisi - il fenomeno possa arrecare, in caso di acque effettivamente contaminate, danni ambientali.

Arpat fa riferimento agli articoli pubblicati nelle scorse settimane spiegando di essere intervenuta ben prima della segnalazione del comitato che sulla questione ha girato anche un video, tenendo d’occhio tubo e scarichi: «La situazione è nota da tempo ad Arpat. In data 14 dicembre 2011 operatori dell’Agenzia hanno effettuato un sopralluogo nel quale è stato presa visione della situazione». Il passo successivo è stato «chiedere al Comune la planimetria delle fognature bianche della zona». Planimetria che Arpat ha avuto «il 24 febbraio». Da quello che l’Agenzia ha visto «lo scarico dovrebbe convogliare solamente acque meteoriche». Una volta appurato questo, Arpat ha scritto «il 30 marzo a Comune, Autorità di bacino, Parco e Provincia» per «evidenziare come si ritenga opportuno che venga attivato da parte del Comune stesso un monitoraggio della acque che risiedono nella stazione di sollevamento che tratta le acque prima che queste vengano immesse nello scarico in questione e quindi nel canale». Lo scopo è di «caratterizzarle», cioè capire cosa in realtà siano. «È necessario - conclude Arpat - che l’eventualità di una possibile contaminazione sia in ogni caso accertata e, se necessario, allontanata adottando adeguati sistemi di riduzione e mitigazione dei fenomeni inquinanti o adottando altre soluzioni tecniche».

Arpat assicura che continuerà i controlli. Che anche la Capitaneria di porto ha messo prontamente in atto una volta avuta la segnalazione proprio mentre era impegnata nell’attività di indagine sul fenomeno dei pesci morti tra Burlamacca e porto.

Di questa vicenda, però, sono significative le date: Arpat ammette esplicitamente dai avere effettuato verifiche sul posto a metà dicembre. Verifiche che hanno portato, da allora ad oggi (dicembre-aprile) al dubbio che le acque in questione «possano essere contaminate». Siamo in mezzo al Parco dove insiste quel lago di Massaciuccoli per la cui salvezza un atto concreto ancora non si è visto. Siamo vicini ad un campeggio, ad un passo dall’insediamento che il Comune ha scelto per allestire un campo Rom dove vivono molti bambini.

La domanda è inevitabile:da quattro mesi si pensa che quella, puzzolente e marrone, non sia acqua piovana e ancora non è stato adottato un provvedimento? L’ipotesi che ciò sia vero è ancora più preoccupante del fenomeno in sè.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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