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Versilia

Marchi: «Visto che io non ero il corvo?»

Marchi: «Visto che io non ero il corvo?»

L’ex vicesindaco si toglie i sassolini: dimostrato che non sono scemo, né un galoppino degli inquirenti

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PIETRASANTA. Per 6 anni Marco Marchi si è portato dietro due etichette: quella dell’“ingenuo”, incapace di accorgersi di cosa accadesse dentro ed intorno al settore di sua competenza - era assessore all’urbanistica all’epoca degli arresti - e ancora quella dell’“amico della Procura” a cui, secondo vox populi, avrebbe consegnato le prove dei presunti affari illeciti di Mallegni. «Chiacchiere, sgradevoli e alla lunga anche umanamente pesanti: non mi ero accorto di niente perché niente, come ho sostenuto anche in tribunale durante la mia deposizione, era accaduto. E per quanto riguarda la presunta immunità garantita al sottoscritto dalla Procura in cambio di non so cosa, potrei replicare che sul mio conto ci sono state diverse centinaia di pagine di intercettazioni e nulla è mai emerso. La verità è che la sentenza di martedì scorso fa finalmente giustizia, e mette a tacere definitivamente veleni e cattiverie che hanno minato gravemente alla base un gruppo di politici e danneggiato ancora, amicizie e famiglie».

«La verità - prosegue Marchi - è che senza questo processo, senza questi 6 anni di dure accuse che hanno portato in galera non solo Massimo Mallegni, ma altre persone risultate innocenti, oggi non avremmo alla guida di Pietrasanta un centrosinistra che sull’onda giustizialista e sugli effetti dell’inchiesta, è riuscito poi a vincere le elezioni. Ma la sentenza di Lucca dice anche un’altra cosa: che il tempo dei lamenti di Lombardi e delle accuse, velate o meno, alla politica urbanistica rivolte all’amministrazione Mallegni, è finito. Adesso Lombardi&co sono chiamati a governare, senza sconti e senza appigli. Il tempo della gogna, che ha coinvolto persone e famiglie, non ha più ragione di esistere: chi lo ha cavalcato e prenda atto di ciò che ha stabilito la giustizia».

« Mallegni? Al di là dei rapporti politici - conclude - credo di aver dimostrato in tribunale il mio pensiero: non l’ho mai ritenuto responsabile di ciò di cui veniva accusato. Avete scritto voi giornali che l’ho scagionato: in realtà mi sono limitato ad esprimere in modo oggettivo, la situazione che riguardava aspetti a mia conoscenza».(l.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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