Sicurezza
«Inevitabile mettere le spiagge all’asta»
Il governo: l’Ue ci impone di riassegnare le concessioni, a chi le perde un indennizzo e il rimborso del valore dell’impresa
VIAREGGIO. Il governo dalla faccia dura non cede. Neanche sulla questione dell’affidamento delle spiagge. La linea ferma ha il volto dei ministri Enzo Moavero Milanesi e Piero Gnudi, che ieri hanno incontrato i rappresentanti di varie forze politiche sia a Roma che a Bruxelles. I due rappresentanti dell’esecutivo Monti, pur riconoscendo la necessità di tutelare le imprese balneari esistenti, hanno spiegato che o si modifica la direttiva Bolkestein - ipotesi improbabile - o si prevedono le cosiddette aste, cioè la messa a gara pubblica delle concessioni demaniali alla loro scadenza (31 dicembre 2015). «La strada giusta - spiega la senatrice Pd Manuela Granaiola - come già ci fu detto a Bruxelles e dallo stesso Commissario Barnier, sarebbe quella di trovare una soluzione all’interno della direttiva e di arrivare ad una corretta applicazione della stessa. Se si dovesse andare ad una procedura di evidenza pubblica (e su questo pare che la Commissione non intenda recedere) si dovrebbe lavorare sui criteri e le modalità di affidamento che devono essere decisi dagli stati membri (e per quanto riguarda l’Italia in accordo con le Regioni). Si dovrebbe lavorare sul comma 3 dell’articolo 12 e trovare criteri selettivi che di fatto darebbero maggiori garanzie per l'interesse pubblico».
«I parlamentari - continua la senatrice Granaiola - sono stati in linea di massima tutti concordi nell’affermare che al concessionario uscente dovrebbe essere riconosciuto oltre che un equo indennizzo, in relazione agli investimenti effettuati, anche il valore commerciale dell'azienda. Concordi tutti anche sulla lunga durata delle concessioni, in modo da avere garanzie per gli investimenti effettuati e da effettuare».
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