Gioco
Il paese ai tempi della guerra nel romanzo di Paolo Fortini
FORTE DEI MARMI. «10 giugno 1940, lunedì. Al Cinema Principe di Forte dei Marmi si proiettava “La voce nella tempesta” con Laurence Olivier e Merle Oberon». È l’incipit di “Romanzo fortemarmino”, il...
FORTE DEI MARMI. «10 giugno 1940, lunedì. Al Cinema Principe di Forte dei Marmi si proiettava “La voce nella tempesta” con Laurence Olivier e Merle Oberon». È l’incipit di “Romanzo fortemarmino”, il libro di Paolo Fortini che (già in vendita presso la Libreria Giannelli e l'edicola di piazza Garibaldi). Fortini per tanti anni è stato il ragioniere capo del Comune ma anche collaboratore de “Il Giorno” e poi per ben 26 anni corrispondente de “La Nazione” da Forte. Il suo è un romanzo storico dedicato alle vicende di alcune famiglie di Forte in un periodo bellico carico di eventi, anche per una vita provinciale come quella spesa al Forte: un paese economicamente povero, ma in fondo, ben più ricco di oggi nei sentimenti e nelle relazioni. Gli anni del fascismo, la seconda guerra mondiale, l'occupazione tedesca, i rapporti con i paesani repubblichini, e poi gli sfollamenti, i soprusi subìti dalla gente, come la pagina del dolore con i suoi morti in mare, oppure nelle lande innevate della Russia o le sofferenze nei campi di concentramento.
Scorrono su uno schermo piccolo, intimo, quasi televisivo, l’epopea della liberazione, degli amici partigiani ma anche delle tristi vendette. «Il mio racconto - spiega Fortini - prende lo spunto da alcuni episodi bellici effettivamente accaduti, e la stessa Forte dei Marmi di quegli anni che emerge dallo sfondo è realistica. Poi ho lavorato un po’ con la fantasia e ho tirato giù questo "romanzo" - ho osato chiamarlo così - che credo sia il primo ambientato esclusivamente a Forte in tempo di guerra. Ho usato cognomi inesistenti, per non suscitare risentimenti di qualcuno che poteva sentirsi chiamato in causa. Con una sola eccezione relativa all’eroica impresa di Emilio Barberi, che ho riportato con il suo nome, proprio per non offendere la sua memoria».
Franco A. Calotti
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