Il Tirreno

Versilia

Crisi politica: caccia al sedicesimo voto

di Donatella Francesconi
Crisi politica: caccia al sedicesimo voto

Incontro tra sindaco ed esponenti dell’Udc nel tardo pomeriggio di ieri. Ma non c’è ancora nulla di fatto

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VIAREGGIO. C’è da scommettere che ci sia chi, in città, se li sia già giocati al Lotto: 19 giorni di dimissioni del sindaco, poi ritirate; 12 firme sotto la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra; 31 i consiglieri comunali in tutto; 16 le firme necessarie a mettere fine all’esperienza del governo di centrodestra guidato da Luca Lunardini. O forse 15, se non 14. Ancora a ieri sera, nonostante gli incontri che si susseguono nella stanza del sindaco (che è di nuovo in carica e dunque “abile” ad occuparsi almeno di un paio di guai urgenti della città) le sedici firme sulla mozione gelosamente custodita e alternativa a quella della centrosinistra che il Pd è favorevole a ritirare non c’erano. Perchè - si mormora tra i corridoi di un Municipio dove tira l’aria che si respira al capezzale di un malato che stia per spirare da un momento all’altro (comprese le liti per l’eredità) per uno (il sedicesimo) che si convince, un altro si perde per strada.

Acquisito il via libera di Eugenio Vassalle sul documento segreto (un po’ mozione, un po’ “pozione” di Asterx), il centrosinistra determinato a “mandare a casa” il sindaco e la sua Giunta, si sarebbe ritrovato senza il voto di Michele Di Santo. Consigliere entrato al posto dell’ex capogruppo Alessandro Santini (passato alla Fondazione Carnevale), che ha accusato più di un mal di pancia, fino a quando non è traghettato nelle fila dell’Udc, aderendo però al gruppo consiliare ma non - si badi bene - al partito guidato da Eva Fabbri.

Tra gli incontri che il primo cittadino ha avuto ieri anche quello, mattutino, con Di Santo. Al quale Lunardini avrebbe posto la stessa domanda che, nel pomeriggio, ha rivolto alle stessa Eva Fabbri: ci sono provvedimenti che all’Udc (o a Di Santo) starebbero particolarmente a cuore prima di un eventuale commissariamento? Sul piatto c’è il Regolamento urbanistico al quale sono legate le sorti professionali di più di un consigliere comunale seduto nei banchi della maggioranza (o ex maggioranza).

«Parole incomprensibili», dichiara duro Paolo Spadaccini, presidente del consiglio comunale ed esponente dell’Udc, “anima” dell’apertura della crisi. Ieri sera il suo partito è tornato a riunire il direttivo comunale .

Spadaccini, al “Tirreno”, ancora ieri confermava il proprio voto alla mozione di sfiducia politicamente “neutra” . Ma senza la convinzione di avere in mano i 16 voti necessari. Ed allora, in queste condizioni, Lunardini tirerebbe dritto. Almeno fino a quel passaggio dell’approvazione del bilancio sul quale potrebbe davvero “saltare”.

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