Il Tirreno

Versilia

Il giorno di Mallegni

di Matteo Tuccini
Il giorno di Mallegni

L’ex sindaco vede cadere tutte le accuse principali. A partire dalla “cricca”

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PIETRASANTA. La prima frase pronunciata dal giudice Valentino Pezzuti, mentre l’aula lo ascolta in silenzio, contiene il verbo “condanna”. E per l’ex sindaco Massimo Mallegni sono secondi eterni, che durano quanto i 6 anni passati dal suo arresto. Ma quel soggiorno passato da lui e dalla sua compagna all’hotel Danieli di Venezia, definito dal tribunale di Lucca un episodio di corruzione, resta l’unico cono d’ombra in una sentenza del maxi-processo che scagiona quasi completamente l’ex primo cittadino. E ne sancisce il rientro da vincitore sulla scena.

Perché l’anno e tre mesi di reclusione che i giudici infliggono a Mallegni non considera, anzi cancella tutta la parte relativa alla presunta “cricca della Marina”, il comitato d’affari politico-imprenditoriale che la Procura riteneva autore di una serie di operazioni immobiliari sul litorale.

E anche il filone relativo alla polizia municipale, il cosiddetto “mobbing”, che Mallegni - secondo la Procura - avrebbe portato avanti contro gli agenti ritenuti fedeli all’ex comandante Antonella Manzione, viene in buona parte smontato. Oltre all’ex sindaco, viene condannato per abuso e violenza privata contro gli agenti l’ex comandante Roberto Buratti, ritenuto corresponsabile, che si vede infliggere 8 mesi di carcere. Dieci mesi, invece, per l’imprenditore Giuliano Baldini, colpevole assieme a Mallegni di corruzione per il caso del Danieli. Tutte le pene sono state condonate.

Il soggiorno al Danieli. Era il febbraio del 2005: a godersi la vacanza a Venezia è Mallegni su proposta dell’imprenditore Baldini. Che sfrutta un omaggio del Casinò - a cui la fattura fu intestata - per ringraziare il primo cittadino del via libera alle operazioni immobiliari della sua società, la Balfin, a Marina.

Un episodio non clamoroso, anche perché la corruzione viene definita «impropria»: gli atti che dettero il via a queste operazioni erano dovuti, quindi Baldini non ebbe vantaggi. Ma che ha portato alla condanna dell’imprenditore e di Mallegni. Assolto, invece, il tecnico e collaboratore di Baldini, l’architetto Emanuele Carrara, implicato nella vicenda.

Niente mobbing. Per quanto riguarda il filone dei presunti maltrattamenti ai vigili, il tribunale li riconosce in parte. I giudici non ritengono, cioè, che ci sia stato il “mobbing” da parte del sindaco nei confronti di alcuni membri del comando. Ma ammette che in alcuni episodi il suo comportamento e quello del comandante è stato scorretto e prevaricatore. E lo condanna per violenza privata e abuso d’ufficio, oltre che al pagamento dei danni, per episodi che hanno visto vittime Giovanni Fiori, Giovanni Iacobucci, Amos Paoli, Angelo Coppedè e Pietro Silvestri. A Buratti riconosciuta la violenza e l’abuso d’ufficio per i casi di Fiori, Iacobucci, Paoli, Coppedè e per Francesco Buselli e Davide Paolini.

A finire nel mirino l’episodio dell’hotel La Pigna, l’albergo del fratello di Mallegni, Marco, per cui venne fatta un’ordinanza di divieto di sosta extralarge. Assolti, invece, i vigili Adone Beluffi e Roberto Barattini e lo stesso Mallegni per gli episodi relativi a Maria Antonella Pelletti: il fatto non sussiste. Assolto anche l’ex capo di gabinetto Adamo Bernardi: lui non c’entra con questa storia.

La cricca? Mai esistita. Colpo di spugna totale, invece, sulla presunta “cricca della Marina”: il comitato d’affari composto da politici e imprenditori, di cui il papà del sindaco, Mario Mallegni, sarebbe stato il capo, e il primo cittadino l’esecutore: per il tribunale non è mai esistita. Non a caso, a pochi minuti dalla sentenza l’avvocato difensore di Mallegni, Sandro Guerra, ha parlato di «impianto accusatorio devastato».

In effetti, il filone principale del processo è stato rigettato dai giudici. A partire dall’associazione a delinquere, reato da cui sono stati scagionati Mallegni, il padre Mario, l’ex assessore Alfredo Benedetti, gli imprenditori Franco Fantechi, Marco Fantechi, Giuseppe Coluccini. Per capire il perché di questa decisione, che di fatto sconfessa in pieno l’operato degli inquirenti, bisognerà attendere le motivazioni. A un primo sguardo sembra che il tribunale non abbia ritenuto sufficienti le prove - soprattutto intercettazioni - a sostegno di quello che era l’architrave del processo sulla corruzione. Sin dall’inizio dell’inchiesta, infatti, la Procura di Lucca aveva parlato di una “cricca” con a capo Mallegni senior - per cui era stata richiesta la condanna più pesante, 8 anni - che aveva gestito il Comune per anni come una cosa personale, a vantaggio proprio e di imprenditori amici.

Galli? Innocente. Anche il personaggio ritenuto chiave in questa vicenda dall’accusa, il dirigente comunale Dante Galli, vede cadere tutti i capi d’imputazione a suo carico. A partire dal ruolo nel comparto 51, cioè la trasformazione - attraverso una serie di delibere - di un’area alberghiera in Rta, operazione che per la Procura aveva favorito la Futura srl. Assolti Mario Mallegni, Fantechi e Coluccini, Maria Maddalena Galeotti e Pier Luigi Galleni.

Per l’altra vicenda edilizia, quella della gara per via Ficalucci - che l’accusa riteneva fasulla a danno di alcuni privati - assolti Euro Bolognesi, Gabriele Ferrari e Antonio Benedetti.

Le altre assoluzioni Niente riciclaggio per gli imprenditori Francesco, Giulio e Severino Mosca, che per la Procura avevano comprato i terreni oggetto della corruzione.

Assoluzione anche per Giuseppe Del Soldato, per l’ex assessore Alessandro Alessandrini, il tecnico comunale Stefano Taccola (questi ultimi due accusati di voto di scambio, cioè opere pubbliche assegnate come contropartita al sostegno elettorale), Carlo Moschetti e Gianfranco Lenzi.

Le imprese coinvolte. Assolte, infine, tutte e quattro le società coinvolte nella maxi-inchiesta: la Futura srl, l’Immobiliare Euro srl, la Lotti costruzioni srl e la Balfin spa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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