Il Tirreno

Versilia

«Dipinto per 6 anni come un mascalzone»

di Luca Basile

Massimo Mallegni dedica l’assoluzione per i reati più gravi al figlio «Vide suo padre portato via in manette alle 6 e mezzo di mattina»

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PIETRASANTA. «Per 6 anni sono stato dipinto come un mascalzone, un farabutto. Ho fatto 39 giorni in galera e 3 mesi e mezzo ai domiciliari per reati che una sentenza ha definito insussistenti. Da oggi ricomincio a sognare, a programmare la mia vita».

Massimo Mallegni parla tutto di un fiato, mentre intorno alla sua figura e' un carosello di abbracci, calici al cielo e rivalse umane mal sopite.

Macigni e rancori che, come tappi di sughero galleggiano nell'animo, fanno da scorta alle prime parole dell'ex sindaco: i giudici hanno smontato la tesi accusatoria dell'associazione a delinquere, della corruzione, del voto di scambio. Resta il mobbing, “ faccia attenzione alle parole, si parla di alcuni singoli casi di violenza privata, che e' ben altra cosa rispetto al mobbing, con rigetto della richiesta di immediato risarcimento avanzata da un gruppo di vigili” precisa l'avvocato dell’ex primo cittadino, Sandro Guerra.

«Sono entusiasta. Mille volte entusiasta. Per me stesso, per mio figlio Matteo che ha visto suo padre alle 6 e mezzo del mattino portato in manette in carcere accusato di un qualcosa che oggi ti dicono che non hai commesso. Sono entusiasta per mia moglie Paola, per i miei cari. Si chiude un capitolo della mia vita e si chiude nel modo migliore: Massimo Mallegni non e' un mascalzone, se ne facciano una ragione, tutti coloro che mi hanno descritto in questi 6 anni nel modo peggiore. Finalmente è stata ristabilita la verità».

A Pietrasanta c'era molta attesa per una sentenza che, inevitabilmente, dividerà la città. «Non ho dubbi: ci sono persone che sulle accuse contro il sottoscritto ci hanno campato politicamente. Conosco tutti i nomi di coloro che il giorno del mio arresto hanno brindato in piazza Duomo o, per dileggio, si sono messi a raccogliere le arance da portarmi in carcere. La vita e' una questione di stile e di rispetto: nei momenti di sofferenza altrui non si prevarica, non si umilia chi e' in difficoltà. Ma c'e' un tempo per tutto. Questa sentenza mi rende giustizia».

Sta pensando ad una richiesta danni?

«Mi sembra dovuto, anzi è la prima cosa che farò d’intesa con il mio legale: sono stato sottoposto ad un’ingiusta detenzione e per questo motivo agiremo di conseguenza. Galera, domiciliari e 6 anni di vita sospesa non li posso dimenticare».

L'accusa di violenza privata nei confronti di alcuni vigili non è venuta meno: e' la riprova che a palazzo e dintorni, durante il suo mandato, vigeva un clima di terrore e punizioni?

«E' la riprova di un bel niente. Intanto la sentenza nega il diritto a quei vigili che ne avevano fatto richiesta di ottenere un primo risarcimento - 25 mila euro a testa - rimandando il tutto in sede civile. E in appello sono convinto che, in questo contesto, ci saranno sorprese, ma a mio favore».

È quel viaggio a Venezia con l'imprenditore Baldini, la sentenza parla di corruzione impropria?«Irrilevante, visto che a detta dei giudici non è prefigurato alcun vantaggio per il privato. E comunque in appello, ne sono certo, sarà cancellato. Ma poi di cosa stiamo parlando? Sono venuti meno 17 capi di accusa, le ipotesi di reato, motivo della mia carcerazione, si sono dimostrate infondate, sono stato giudicato innocente e parliamo di posizioni che finiranno in prescrizione o comunque irrilevanti? Siamo seri».

Lei si è sempre dichiarato fiducioso nella giustizia. Oggi, però, a quella stessa giustizia si accinge a chiedere i danni. Non è curioso...

«Un conto e' avere fiducia nell'istituto giustizia: a differenza di qualcuno più' importante di me, non ho mai avuto dubbi a farmi giudicare e a subirne anche le conseguenze più ruvide perché sempre rispettoso dell’iter e fiducioso della sentenza finale. Adesso, però chiedo che mi venga restituito ciò che mi è stato tolto. E visto che siamo nell'argomento – conclude Mallegni – invito il sindaco Domenico Lombardi a prevedere in bilancio una somma per le parcelle degli avvocati di noi imputati, oggi tutti assolti. Non facendolo si ritroverebbe in guai amministrativi».

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