Attenzione
«Devastata l’impostazione della Procura»
Sandro Guerra, legale di Mallegni: «Andremo comunque avanti, vogliamo cancellare tutte le accuse»
PIETRASANTA. Non è un trionfo il suo, anche perché non è la sede giusta per definirlo tale. Ma poco ci manca. E la serenità sul volto di Sandro Guerra, avvocato difensore di Massimo Mallegni, indica tutta la soddisfazione per la sentenza che cancella la quasi totalità dei capi d’accusa contro l’ex sindaco: «Una decisione, quella del tribunale, che ci aspettavamo - dice - avevamo giudicato in un certo modo quello che era emerso nel dibattimento, per questo non siamo sorpresi».
«L’ipotesi accusatoria - rincara la dose l’avvocato - è stata completamente devastata. Questo fa sì che ci possiamo ritenere assolutamente contenti di questo pronunciamento dei giudici. Tengo a ribadire che faremo comunque appello, perché vogliamo cancellare tutte le accuse a carico di Massimo Mallegni. Insomma: se mi passate il termine, vogliamo uscire puliti in pieno».
Mentre imputati e rispettivi legali abbandonano l’aula, si sente risuonare nell’aria la possibilità di rivendicare l’ingiusta detenzione. Ieri, infatti, tutti hanno ricordato gli arresti del 31 gennaio 2006, ritenendoli - alla luce di quanto ha detto il tribunale - immotivati.
«In questo momento non posso rispondere, dobbiamo valutare ogni aspetto - dice il difensore - Certo che è una considerazione da fare».
Quando il pm Salvatore Giannino fece le richieste di condanna, l’avvocato Guerra disse - ovviamente contestandole - di aver partecipato a un processo diverso. Oggi, a meno di un anno da quella giornata, si sente di ribadire che «per quanto ho visto e sentito io, il tribunale ha fatto quello che doveva fare. Il processo è stato costruito sulla base di sensazioni di due ufficiali di polizia giudiziaria, che non avevano esperienza in materia urbanistica».
Anche il mobbing è stato escluso. «Sì, e anche questo è un aspetto da sottolineare - afferma il legale - perché in questa sentenza si dice chiaramente di fare attenzione. Non può essere ritenuto colpevole chi fa lavorare chi non lavora. Ma soprattutto, tengo a sottolineare che in quel dispositivo (della sentenza, ndr) non emerge un solo atto contrario alla legge. Credo che si debba riflettere su questo punto».
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