Il Tirreno

Versilia

Intervento mortale, strumenti ritirati

di Donatella Francesconi
Intervento mortale, strumenti ritirati

La multinazionale che li fornisce è intervenuta il 16 marzo, tre giorni dopo la seconda operazione subita da Manfredi

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VIAREGGIO. Il 16 marzo era passati appena tre giorni dal secondo intervento al quale era stato sottoposto Marcello Manfredi, 77 anni. L’uomo morirà dieci giorno dopo la data in cui la multinazionale “Johnson&Johnson Medical” emette l’”avviso di sicurezza urgente”: «Richiamo dal mercato delle suturatrici endoscopiche “Linear Cutetr EchelonTM 60 Endopath (rette) codici di prodotto EC60, SC60, LON60 e kit assembleati contenenti tali dispositivi, limitatamente ad alcuni lotti specifici». Lotti riportati nel Modulo di richiamo. Il ministero della sanità - ieri - ha diffuso una nota nella quale il tiro viene espressamente messo in relazione con il caso accaduto al Versilia: «I dirigenti del ministero hanno parlato con responsabilid ella ditta Jojnson&Johnson, i quali hanno riferito che sono ancora in corso indagini da parte della Procura per conoscere il nesso di casualità tra il decesso ed il funzionamento della suturatrice venduta all’ospedale», In ogni caso, riferisce il ministero, «la Ethicon Endo-Surgey ha deciso di avviare un richiamo globale volontario per alcuni lotti di produzione specifici delle suturatrici in questione. Inoltre - sottolinea la nota del ministero - l’azienda ha scritto a tutti i direttori sanitari invitandoli ad interrompere l’utilizzo del prodotto con effetto immediato ed invitandoli a secretare i dispositivi oggetto del richiamo e ad accantonarli in area segregata». È molto probabile, ma il ministero non lo dice, che ciò debba avvenire su disposizione della Procura di Lucca e del pm Antonio Mariotti che ha firmato i 37 avvisi di garanzia (24 medici del Versilia e 13 dipendenti della multinazionale).

Il difetto. Ma il documento disponibile sul sito del ministero e datata 16 marzo, quando Manfredi era appena arrivato nel reparto di rinanimazione dove spirerà il 26 marzo, racconta anche - ad una attenta lettura - quale fosse il problema tecnico della suturatrici «richiamate» dal mercato.

«Esiste la possibilità - spiega il documento della multinazionale - che si verifichi la rottura di un componente che potrebbe fare sì che il dispositivo rimanga bloccato sul tessuto dopo lo sparo». Insomma, una volta “sparato” il punto all’interno del corpo del paziente, lo strumento meccanico resterebbe attaccato al tessuto. «Se il componente presenta questo problema, il dispositivo non si apre né con il pulsante di rilascio né con la leva di rilascio azionamento manuale».

Solo l’inchiesta e la lettura delle cartelle cliniche dell’anziano deceduto dopo due interventi chirurgici potranno dire se quello indicato dall’azienda produttrice è il problema che si è verificato in sala operatoria al Versilia il 12 marzo, giorno in cui Manfredi è andato sotto i ferri per la rimozione di un tumore all’intestino. Se così fosse, difficile credere che i medici presenti all’intervento non si siano accorti di quello che viene definito “evento avverso” e che dà il via alla attivazione del “dispositivo di vigilanza”, prontamente richiesto da uno dei medici coinvolti nella vicenda, al fine di evitare di utilizzare nuovamente la strumentazione o il farmaco che si siano mostrati inadeguati.

La Asl, dal canto suo, ribadisce di ritenere che la suturatrice utilizzata per l'intervento chirurgico sul paziente morto il abbia avuto un funzionamento difettoso. E non esclude di aprire un contenzioso con la ditta fornitrice.

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