Sicurezza
L’Asl: «Lo strumento era difettoso»
Il dirigente Rapalini: «Riteniamo il nostro operato corretto, ma è giusto che la magistratura faccia chiarezza su tutto»
VIAREGGIO. «Quello che è accaduto è ovviamente grave. E siamo molto dispiaciuti per la famiglia. Posso dire, comunque, che in base alle prime informazioni in mio possesso l’operato del nostro personale sanitario è stato corretto».
Claudio Rapalini, direttore amministrativo dell’Asl 12, apre così la versione ufficiale dell’azienda sanitaria - che il direttore generale Giancarlo Sassoli, impegnato a Firenze, gli ha chiesto di fornire - sulla morte di Bruno Marcello Manfredi. Deceduto a 77 anni il 26 marzo scorso per un’infezione dopo l’intervento chirurgico all’ospedale Versilia.
«Strumento difettoso». La linea dell’Asl, per quanto cauta, è quella di ritenere difettosa la suturatrice meccanica che è stata usata in sala operatoria per mettere i punti all’uomo. Anche perché - è la versione fornita sia dai vertici di Villa Pergher che dai medici che hanno curato Manfredi - non ci sono state né disattenzioni né perdite di tempo. Motivi che avrebbero potuto in qualche modo allargare il campo delle responsabilità.
«I punti applicati, detto in maniera brutale, hanno mollato - spiega il direttore Rapalini - questo ha fatto sì che il paziente andasse in peritonite, e che il secondo intervento non è riuscito a salvarlo. Per quanto sono venuto a sapere dai nostri chirurghi si tratta, insomma, di un errore tecnico e non di un errore umano».
«Avvisato il Ministero». L’Asl, inoltre, spiega di aver avvisato immediatamente, tramite la farmacovigilanza, sia il ministero della Salute che la stessa azienda produttrice dello strumento.
«L’anestesia e la chirurgia hanno informato subito la farmacia - dice Rapalini - È stata inviata da qui una comunicazione al ministero e alla Johnson&Johnson, come da prassi, perché venissero a conoscenza di quanto accaduto. L’azienda ha chiesto il ritiro del prodotto». Che infatti è stato tolto. Anche se la Johnson&Johnson non conferma ufficialmente che si tratta dello stesso modello di suturatrice in uso all’ospedale Versilia.
«Massima disponibilità». Allo stesso tempo, l’Asl ritiene un atto dovuto l’iscrizione nel registro degli indagati di 24 medici tra chirurghi e anestesisti.
«La magistratura - spiega l’avvocato dell’azienda sanitaria Giovanni Bibolotti - deve fare chiarezza su tutto. Dopo il 3 aprile, quando la Procura affiderà gli incarichi ai suoi periti, verrà fatta l’autopsia e potremo capirne di più». Infine, a proposito della presunta richiesta di un esame sulla salma di Manfredi prima che venisse presentato l’esposto, e che l’Asl avrebbe rifiutato, l’avvocato Bibolotti risponde così: «Non mi risulta, anche se so che ci sono stati colloqui precedenti con la famiglia».
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