La manifestazione
Fipa, via alla cassa integrazione per 100
Il gruppo di Francesco Guidetti firmerà dopo Pasqua il piano concordato con le banche: l’esposizione è di 70 milioni
VIAREGGIO. La notizia viaggiava di bocca in bocca lunedì mattina, nel giorno in cui la Darsena ha incrociato le braccia contro le scelte del Governo Monti in materia di politiche per il lavoro (e i licenziamenti): la crisi di Fipa rischia di lasciare a casa altri centro lavoratori. Per i quali in autunno, al termine della cassa integrazione straordinaria che dovesse essere concessa, l’unica alternativa potrebbe essere la mobilità. La porta attraverso la quale nel mondo del lavoro non si rientra, checché ne dica il ministro Fornero.
Novanta i dipendenti Fipa che tra Massa, Viareggio e Massarosa termineranno entro aprile la cassa integrazione già concessa. Per altri cento (90 operai e 10 impiegati) - conferma Lamberto Pocai, segretario della Fiom-Cgil Versilia - si prospetta nuova Cig straordinaria: «Di fatto - spiega il sindacalista - verrebbe meno la rotazione garantita fino ad oggi. Resterebbero una trentina di unità in produzione e per tutti gli altri scatterebbe la cassa integrazione a zero ore». Su tutte le sedi e gli stabilimenti, comprese le imprese collegate Intermare e Cbi Navi.
Sul quadro pesa la ristrutturazione del gruppo (ormai tutte le aziende sono state riunite) che il presidente Francesco Guidetti ha concordato con le banche: la firma dell’accordo è prevista appena dopo Pasqua. Cifre ufficiali ancora non se ne fanno: ma quando la trattativa è iniziata si parlava di un’esposizione intorno ai 70 milioni di euro a fronte di un patrimonio stimato in 130 milioni. «A questo punto - è la richiesta della Fiom - è fondamentale mettersi intorno ad un tavolo con la proprietà. Anche per capire, ed è questo uno dei punti centrali, come il risparmio che l’azienda ha ottenuto attraverso gli ammortizzatori sociali, viene immesso negli investimenti che l’azienda dovrebbe avere intenzione di fare».
Investimenti che si scontrano, inevitabilmente, con il lavoro che non c’è in tutta la Darsena. Tre le commesse al momento nelle mani di Fipa, che non bastano però a guardare più in là della fine del 2012. Una situazione analoga, peraltro, a quella che vivono altre realtà della Darsena. Dove, ormai, chi lavora lo fa a proprio rischio e pericolo costruendo barche che un committente non ce l’hanno.
«Il punto debole della vicenda Fipa - sottolinea Pocai - è la verifica degli scenari di rilancio. Per questo noi contiamo di poter vedere la proprietà entro lunedì». Nella stessa giornata è prevista l’assemblea dei lavoratori di Polo nautico, l’azienda consortile nata dalla ceneri della Sec, di cui Francesco Guidetti è azionista di maggioranza. «Perché le sorti di Fipa hanno inevitabili riflessi anche sul futuro di Polo nautico», sottolinea con forza Lamberto Pocai. Polo nautico dove a giorni scade il primo bimestre di cassa integrazione.
Questo è il quadro della Darsena che si mette in vetrina dal 26 al 29 aprile con la seconda mostra del refitting organizzata, quest’anno, da Carrara Fiere. Anche nell’area di Polo nautico, nel giorno dello sciopero, non bisognava essere esperti per capire che se lavoro c’è è sulle barche non più nuove che si rifanno il look in cerca di nuova vita e nuova potenza tecnica e tecnologica. «Dove si lavora di più nell’area Polo nautico - ammette lo stesso Pocai - è sul servizio di alaggio e varo. Sul quale, appena qualche anno fa, non avrebbe scommesso nessuno...».
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