Sicurezza
«Si voti subito la sfiducia» È la richiesta del sindaco
Giovanni Santini: la mozione c’è e un voto in consiglio sarebbe risolutivo Al centrosinistra mancano quattro firme per arrivare a quota 16
VIAREGGIO. «Andiamo in consiglio comunale e vediamo se c’è una maggioranza che sfiducia il sindaco Lunardini». Il “gioco” è chiaro, nelle parole di Giovanni Santini, coordinatore provincia del Pdl: lasciare il “cerino” della crisi di Giunta in mano a chi dice no. Se ciò accadesse, insiste Santini, «sarebbe risolutivo». E perché ciò accada, ieri pomeriggio, il sindaco Lunardini ha richiesto la convocazione del consiglio comunale prima del 3 aprile, giorno nel quale (alla mezzanotte) scade il tempo per confermare o ritirare le dimissioni da parte del primo cittadino.
La mozione di sfiducia c’è, ed è quella presentata dall’opposizione di centrosinistra, che ha raccolto 12 firme. Per ottenere il risultato sperato nel servono altre quattro: quelle dei consiglieri dell’Udc, il partito che ha messo fine alla maggioranza di centrodestra del sindaco Lunardini (due firme possibili, Spadaccini e Di Santo), oppure quelle dei consiglieri già emigrati altrove, Puccinelli e Vassalle (gruppo misto), più il sì di Sergiampietri, neo acquisto in quota a Vivere Viareggio. Insomma, è aperta la “caccia” ai nomi che - per dirla ancora con le parole di Giovanni Santini, presente ieri sera in tv, «ci diranno di avere aperto le porte al commissario». Al cui arrivo il sindaco Lunardini è pronto a contrapporre una navigazione a vista, volta per volta - come ha confermato lo stesso Santini e come il “Tirreno” scrive da giorni - sui singoli provvedimenti amministrativi, dal Piano delle alienazioni fino al bilancio, passando per il Regolamento urbanistico.
Nella lettera che Lunardini ha inviato al presidente del consiglio comunale Paolo Spadaccini, si legge infatti: «La situazione politica che si è venuta a determinare in queste ultime settimane mi ha indotto a rassegnare le dimissioni, che ho formalmente presentato in data 14 marzo non ravvedendo in quel momento una maggioranza politica in grado di sostenere adeguatamente l'azione amministrativa del governo cittadino». Le dimissioni devono trovare, per legge, conferma o smentita entro venti giorni da quando sono state date. E si arriva al fatidico 3 aprile. In mezzo c’è la mozione di sfiducia del centrosinistra, presentata il 13 marzo e da portare in consiglio comunale tra tra i dieci ed i trenta giorni da quando è stata presentata. «Avverto l'esigenza istituzionale - scrive Lunardini - di portare tale mozione all'attenzione e alla votazione del consiglio entro il giorno precedente la ricordata data del 3 aprile. Ciò al fine di non sottrarre al consiglio comunale e quindi alla città tutta ogni elemento di conoscenza e di sopravvenienza delle scelte in essere e delle relative conseguenze».
La mozione di sfiducia non deve essere discussa entro il 3 aprile. Il sindaco, invece, entro quella data deve fare una cosa: scegliere se restare e giocare ogni giorno alla roulette russa del “cado” o “sopravvivo” o gettare la spugna e guardare oltre.
Dalle prime notizie circolate appena la notizia della richiesta di Lunardini è diventata pubblica, si sa che Spadaccini stava predisponendo la risposta scritta alla lettera del primo cittadino. Ma che non tirerebbe aria di convocazione del consiglio richiesto per arrivare ad individuare nomi e cognomi dei consiglieri cui dare la colpa della caduta dell’amministrazione.
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