Sicurezza
Salov in sciopero per difendere il lavoro
Iniziata la battaglia degli operai dello stabilimento contro l’abolizione dell’articolo 18: «No ai licenziamenti facili»
MASSAROSA. Dici Salov e parli della storia della Versilia. Un marchio dell’olio che ha dato lavoro a generazioni di persone, e dove fino a ieri i 180 dipendenti in forza potevano sentirsi, se non sicuri, quantomeno tutelati. «Ma con la riforma del lavoro Monti-Fornero e il via ai licenziamenti facili - spiega Stefano Pardini, operaio - saremo in balìa delle scelte della proprietà».
È iniziata ieri, con due ore e mezzo di sciopero per ciascuno dei tre turni, la battaglia nello stabilimento di via di Montramito contro l’abolizione dell’articolo 18. Questione che riguarda proprio aziende di dimensioni più strutturate come la Salov, dove la stragrande maggioranza dei dipendenti è assunta a tempo indeterminato. Ed è coperta da quelle tutele che, in caso di taglio del famoso articolo, sarebbero messe in discussione. In base a motivazioni definite economiche, infatti, l’azienda può licenziare senza obbligo di reintegro.
«L’intervento sull’articolo 18 - dice Pardini - sposta i rapporti di forza tra proprietà e dipendenti. Ed è chiaro che, per quanto le cose possano andare bene, la crisi che c’è mette a rischio un sacco di posti di lavoro».
Alla Salov, che resta uno zoccolo duro dell’economia locale, i rapporti tra ditta e lavoratori sono buoni. Loro stessi tendono a precisarlo. Ma è chiaro che «se il governo Monti riduce le tutele - spiega Paolo Biagini, uno dei dipendenti di lungo corso - a rischiare siamo tutti. Compresi i precari». Perché le motivazioni economiche, di cui si parla della riforma, sono talmente generiche da poter essere usate in tante situazioni. «Senza contare - spiega Stefano Pardini - che con aumenti di tasse indiscriminati la busta paga si assottiglia sempre più». Perciò gli scioperi, spiegano gli operai Salov, continueranno.
«La lotta di questi operai - spiega Lino Giovannelli della Cgil - è la stessa di tanti altri in tutta Italia. Una battaglia che confluirà in uno sciopero generale, crediamo entro la fine di maggio. È evidente che noi siamo contrari al piano del governo Monti, che dovrà essere modificato in Parlamento. Per adesso il governo ha fatto poco, per non dire nulla, per far pagare la crisi a tutti secondo la propria disponibilità: la famosa “equità” di cui ci riempiamo sempre la bocca, ma che resta lettera morta. C’è l’impressione, e non solo quella, che al momento gli unici su cui si fa cassa sono i lavoratori dipendenti, i giovani (soprattutto precari) e le loro famiglie. Persone che non evadono un centesimo, e che tutti i giorni sbarcano il lunario, mentre c’è chi si ingrassa senza versare il dovuto allo Stato. Questa è la grande ingiustizia».
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