Il Tirreno

Versilia

Omaggio agli aviatori Buratti si toglie i sassolini

di Matteo Tuccini

Dopo le polemiche il sindaco inaugura senza intoppi il monumento a Villa Bertelli «La politica non c’entra, l’antifascismo è indiscusso. Ma qualcuno non è maturo»

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FORTE. L’unico intoppo al sindaco lo causa il microfono. La voce va e viene e Umberto Buratti, sornione come sempre, butta lì la battuta: «È un sabotaggio». Per il resto, l’inaugurazione del monumento agli aviatori nel parco di Villa Bertelli si svolge senza azioni di disturbo. Anzi senza disordini, come temeva lo stesso primo cittadino: «Le forze dell’ordine mi avevano avvertito di rischi seri - spiega - per questo ho deciso di accantonare la scultura di Arturo Dazzi».

«Una sconfitta». Già, l’opera raffigurante Bruno Mussolini, figlio del Duce e aviatore, resterà in attesa di essere piazzata altrove. Al suo posto un lavoro fatto col marmo della Versilia da Marco Nereo Rotelli, con incisi i versi del poeta Andrea Zanzotto. «La scultura di Dazzi è ancora nascosta, invisibile agli occhi della gente - dice Buratti - e questa è una sconfitta. Significa che c’è qualcuno che non è maturo». Gli stessi, forse, che insinuavano che Buratti, in vista delle elezioni, volesse accattivarsi simpatie di destra. «Ma qui la politica non c’entra. L’operazione era ed è solamente culturale. Rientra in quel progetto che ha trasformato Villa Bertelli da sede militare a sede di cultura». E i “valori”, cioè l’antifascismo, che le associazioni (in primis gli ex partigiani rappresentati da Didala Ghilarducci) e i partiti di sinistra volevano difendere? «Questi valori sono indiscussi, figurarsi. Nessuno ha mai pensato di metterli in dubbio. Ma, ripeto, se non riusciamo ad accettare una scultura perché la riteniamo pericolosa, significa che non siamo maturi».

«La polemica? Ci sta». Non tutti, però, la pensano come Buratti. A partire dall’autore dell’opera che da ieri farà bella mostra di sé nel parco, dopo aver soggiornato a Palazzo Reale a Milano. «Ho saputo pochi giorni fa di quanto accaduto a Forte - dice lo scultore Rotelli - sarò onesto: la polemica non mi sembra del tutto campata in aria. Nessuno mette in dubbio la dimensione artistica di Dazzi: ma quell’opera è figlia del suo tempo: è la celebrazione di un regime». In effetti, basta guardare un po’ i libri di storia per capire che Bruno Mussolini fu protagonista di due campagne militari fasciste: la guerra civile di Spagna e la conquista dell’Etiopia. Insomma: guardandolo dal punto di vista della nostra Democrazia - che pure ieri è stata celebrata a Villa Bertelli con tanto di tricolore e ricordi dei militari caduti - non proprio un esempio da tramandare. E anche se Rotelli - che pure è diretto interessato nella vicenda - evita di sottolinearlo con una certa eleganza, è chiaro che qualche problema il Comune doveva porselo.

«Non esiste la cultura corretta». D’altro canto, è legittima anche l’opinione di Lorella Salvemini, critica d’arte e nipote del grande storico Gaetano, che dice la sua sulla polemica fortemarmina. «In nome del culturalmente e del politicamente corretto sono stati fatti tanti errori. È di poco tempo fa la notizia che all’Onu vorrebbero sconsigliare la Divina Commedia nelle scuole perché ritenuta omofoba e violenta. Un’assurdità. Per me esiste solo l’arte buona o cattiva». Eppure, il fatto che ancora oggi in Versilia il nome “Mussolini” faccia levare gli scudi c’entra poco con l’arte. Riguarda più il ricordo dei crimini fascisti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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