Il Tirreno

Versilia

Moria di pesci nel Burlamacca

Donatella Francesconi
Moria di pesci nel Burlamacca

Il fenomeno si ripete e la Capitaneria controlla tutti gli scarichi

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VIAREGGIO. L’allarme è scattato, di nuovo, ieri mattina. Con la segnalazione di numerosi pesci morti nel canale Burlamacca, all’altezza del ponte di Maghetto. Da una decina di giorni il fenomeno è tornato a ripetersi in più punti del canale, richiamando l’attenzione di Consorzio di bonifica, Arpat, Asl e Capitaneria di porto. Nel pomeriggio di ieri i pesci galleggianti erano già arrivati in porto, tra le barche ormeggiate alle banchine di via Coppino: «Abbiamo chiesto alla polizia provinciale che si provveda a chiudere le chiuse», spiega il comandante della Capitaneria, Pasquale Vitiello. Perché i pesci, portati dal canale, stanno arrivando in mare. Ma non solo: «Vanno rimossi - è l’esigenza posta da Vitiello - per evitare che imputridiscano in acqua».

Il fenomeno, secondo i risultati di Arpat (ma dovranno poi essere resi noti i risultati degli esami fatti sugli esemplari esaminati in laboratorio) sarebbe dovuto alla presenza di un alga». Ma il personale della Capitaneria di porto, che in questi giorni si è mosso in gommone lungo il canale per esaminare il fenomeno, ha voluto tenere d’occhio anche la situazione di possibile sversamenti abusivi.

«Proprio in mattinata - raccontava ieri il comandante Vitiello - nella zona più a monte del Burlamacca, poco dopo largo Risorgimento, abbiamo prelevato campioni di schiuma bianca. Che abbiamo subito mandato ad Arpat, i cui tecnici si sono detti molto interessati».

Le ispezioni degli uomini della guardia costiera - assicura il comandante della Capitaneria - «continuano per capire la natura e l'entità del fenomeno della moria dei pesci. La guardia costiera, infatti, in materia di controlli ambientali, per specifica attribuzione di legge, ha il compito di risalire dal mare sino all'entroterra fiumi e canali per scoprire ed accertare eventuali fenomeni di inquinamento. Dalle ispezioni di questi giorni si è potuto così quindi accertare che la maggior parte dei pesci morti si trova all'altezza delle chiuse. Inoltre, dalle chiuse sino al cavalcavia dell'Aurelia, è presente una formazione di alghe che rende le acque di colore verdastro».

I marinai hanno interessato il servizio veterinario dell'Asl anche per lo smaltimento degli animali morti onde scongiurare che possano raggiungere la foce o zone della città più popolate. «Inoltre - sottolinea la Capitaneria - continua la proficua collaborazione con l'Arpat per le analisi chimiche delle acque e dei pesci e con tutti gli enti e le amministrazioni preposte alla risoluzione del fenomeno».

Con l'occasione - ricorda la Capitaneria- «si sta procedendo anche alla verifica delle condotte che sboccano nel canale e la loro rispondenza ai parametri previsti dalla normativa. In virtù delle competenze specifiche della Guardia Costiera in ambito ambientale si ricorda che per ogni segnalazione è sempre attivo il numero blu 1530».

Un’azione importantissima, quella di controllo degli scarichi, che il comandante Vitiello ed i suoi uomini tengono monitorati da giorni.

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