Il Tirreno

Versilia

Muore dopo l’operazione niente soldi ai fratelli

di Matteo Tuccini

Asl e assicurazione negano il risarcimento ad alcuni familiari della donna «Non rispettati i tempi della richiesta». E la vicenda finisce in tribunale

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VIAREGGIO. Una storia dolorosa, come non potrebbe essere altrimenti quando si parte dalla morte di una persona. E che è vissuta tra clausole e bizantinismi legali, finendo in tribunale. Dove una famiglia, o meglio parte di essa, chiede di essere ripagata moralmente ed economicamente di quanto accaduto.

A chiedere giustizia sono i quattro fratelli di Milena Barsi, originaria di Borgo a Mozzano ma residente da tempo in Versilia, deceduta a nel 2008 a 67 anni dopo un intervento chirurgico all’ospedale di Lido.

Una vicenda che sembrava essersi chiusa con il risarcimento concesso ai figli, dopo che le prime perizie avevano accertato la responsabilità dei medici. Ma che ha assunto toni ai limiti del grottesco quando a chiedere i danni (circa 440mila euro, cioè 110mila euro a testa) sono stati i fratelli della donna. Soldi che Asl e compagnia assicurativa (l’Assimoco) non sembrano voler concedere, perché la richiesta - a differenza dei figli - non è stata formulata entro un anno, così come previsto dalla polizza d’assicurazione contratta dall’azienda sanitaria.

Ma gli avvocati della famiglia, ovviamente, non ci stanno: «Se l’Asl firma clausole vessatorie con le assicurazioni - dice l’avvocato Gionata Bonuccelli, che tutela i fratelli della Barsi - non è colpa degli utenti. Anzi, è un bel problema, visto che si tratta di un ente pubblico».

Il calvario della donna. Milena Barsi viene ricoverata il 4 agosto del 2008 per un intervento alla colecisti, considerato di routine. «Il decorso, però, non è regolare - spiega l’avvocato Bonuccelli - e sorgono alcune complicazioni. La donna viene dimessa il 20 agosto, ma viene riportata nuovamente al pronto soccorso. Poi, in seguito a nuovi confronti tra i medici, Milena Barsi viene nuovamente ricoverata e sottoposta a due interventi chirurgici». Ma il 25 settembre, dopo l’ultima operazione, muore.

La clausola contestata. I figli fanno quasi subito richiesta di risarcimento danni, e secondo l’avvocato Bonuccelli la loro pratica viene riconosciuta meritevole di accoglimento dalla compagnia assicurativa. Che provvede al saldo.

Ma quando a fare la richiesta sono i fratelli emergono i problemi. L’Asl, infatti, si oppone alla citazione, costituendosi in giudizio. E il 17 luglio ci sarà la prima udienza in tribunale a Viareggio.

Secondo l’avvocato Gionata Bonuccelli, che tutela i fratelli della Barsi, il “casus belli” sta in «una clausola della polizza assicurativa siglata dall’Asl con la Assimoco. Che prevede richieste danni in casi simili solo entro l’anno. Ma i tempi concessi del codice civile sono diversi: due anni. Tempi che noi abbiamo rispettato. Pensate un attimo: quando si parla di una causa del genere significa che ci sono da spendere dei soldi, e che le pratiche sono spesso complesse. Come si può imporre a una famiglia barriere così ristrette?».

Secondo Bonuccelli, insomma, «si tratta di una vera e propria clausola vessatoria siglata dall’Asl con la compagnia. Che impedisce all’azienda sanitaria di essere coperta completamente, nonostante il premio venga pagato per intero, quando ci troviamo di fronte ad eventi del genere. E dato che la colpa medica è accertata, c’è da chiedersi se tutto ciò sia legittimo: noi non lo crediamo, e faremo di tutto per veder riconosciuti i nostri diritti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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