Il dolore
«La Darsena selezioni le imprese»
Gli industriali della cantieristica lavorano al contratto di rete. Lo scopo: garantire livelli uniformi di qualità e sviluppo
VIAREGGIO. Parola d’ordine «portare lavora da fuori a Viareggio». Nel senso di fare arrivare in Darsena barche che non hanno mai toccato, nella loro storia, le banchine tra mare e Apuane. È la sfida della Darsena che lavora, tiene, combatte la crisi. E prova a disegnare il futuro. Racconta la “sua” nautica uno che non ha problemi a dichiarare «Viareggio l’ho scelta». Dall’ufficio di Giorgio Campini, amministratore delegato di “Tecnopool” non è difficile capire perché: mare che vira verso l’estate, spiaggia come non ce n’è, i pescherecci della marineria viareggina che si contendono lo spazio in acqua con i grandi yacht che la cantieristica continua a sfornare, o a rimettere a nuovo - come si dice - battendo la frontiera del “refitting”.
Tra poco è già ora di “Yare 2012”, la fiera dedicata a tutto quanto cambia il volto di una barca usata, donando nuova vita e nuove potenzialità. Campini è impegnato nel consorzio “Navigo”, oggi presieduto dall’ingegnere Vincenzo Poerio (Azimut-Benetti) ed in Confindustria, settore nautica. Con una certezza: il futuro della Darsena viareggina è il “contratto di rete”. Campini non ci gira intorno: «Non è vero quello che si va ripetendo in giro, e cioé che i cantieri strozzano le imprese dell’indotto, i fornitori. Quando mi arriva un preventivo io, specialmente se il fornitore o l’impresa sono quelli con i quali lavoro abitualmente, so che mi devo fidare».
Eppure, tra le banchine, si racconta di “tira e molla” sui prezzi che finiscono per penalizzare i piccoli imprenditori di fronte ai “giganti” della cantieristica. Con effetto sui prezzi proposti, forzatamente ribassati: «Non è assolutamente vero - così Campini respinge l’accusa -: posso assicurare che si tratta della normale trattativa. Per quanto riguarda i prezzi, direi che non sono cresciuti, ma diminuiti no».
Al contratto di rete - è sicuro Campini - «si sta lavorando e ci arriveremo. Perché è il metodo corretto per essere al passo con i tempi e fare come si fa in tutto il resto del mondo. Per andare avanti non ci possiamo sottrarre a questo passaggio». Che ha un presupposto di base: «Le aziende della nautica oggi, a Viareggio, devono lavorare insieme. Anche per riuscire ad esportare un modello di imprese formate in modo da garantire un modello uniforme di qualità e sviluppo».
Un ragionamento dietro il quale c’è, inevitabilmente, uno scenario che in Darsena (e non solo) si è visto: l’impresa individuale, che arriva dal Sud o dai tanti fronti dell’immigrazione, pronta ad offrirsi sottocosto. Per poi scoprire che sottocosto è anche la qualità del lavoro eseguito». «Dobbiamo creare i - continua Campini - i presupposti per lavorare insieme tra aziende perché i risparmi veri sono le risorse che si possono condividere in un mutuo contratto di collaborazione». Una “rete”, appunto, che - questa la proposta in fase di messa a punto da parte degli imprenditori della nautica - che porti ad evitare di rivolgersi ad «azienda che non hanno i requisiti richiesti».
Questa la strada per «portare nuova linfa e lavoro a Viareggio». Con un’avvertenza, forte e chiara però: «La città deve darci gli strumenti per poter lavorare».
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