Il Tirreno

Versilia

Affitti da 300 euro: uno per la sorella di un dirigente

di Donatella Francesconi
Affitti da 300 euro: uno per la sorella di un dirigente

Seconda nel bando da 10 alloggi della Fondazione casa Il sindaco Mungai: aveva i requisiti, non c’è niente di male

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MASSAROSA. Dieci alloggi a “canone sostenibile” (300 euro al mese) pronti a fine novembre di quest’anno e assegnati a dieci nuclei familiari come da graduatoria fresca di approvazione da parte della Fondazione casa, nata a livello provinciale. Uno dei quali è stato assegnato alla sorella della dirigente del settore “casa” del Comune amministrato dal sindaco Franco Mungai e dalla sua maggioranza di centrosinistra. A sollevare la questione è stata una cittadina ed il sindaco conferma: «Se la sorella della dirigente del Comune, nel partecipare al bando, è arrivata seconda ed ha diritto all’abitazione significa che aveva tutti i requisiti perché ciò potesse accadere. Non ci vedo davvero niente di male». La dirigente in questione è Guia Amato che, sottolinea il primo cittadini, «ha intentato al Comune una causa per mobbing che è ancora in corso». Mungai sottolinea come l’amministrazione comunale abbia «poco a che vedere» con il bando che viene pubblicato dalla Fondazione casa, alla quale partecipano la Provincia e la Fondazione Cassa di risparmio di Lucca (di cui Mungai è dipendente). È la stessa Fondazione casa - sottolinea il sindaco - «ad esaminare le domande e poi trasmettere al Comune i nominativi degli aventi diritto».

Nominativi che nella graduatoria sono riportati con il solo codice fiscale, a differenza di quanto avviene - per esempio - per i contributi all’affitto del Comune o per la graduatoria delle case popolari. Gli alloggi messi a bando erano 80, divisi sui Comuni di Massarosa, Lucca, Capannori, Porcari, Barga, Borgo a Mozzano), per Massarosa la graduatoria vede 12 domande ammesse (tre delle quali con 1 solo punto) e 21 respinte, la maggior parte delle quale per la mancanza del requisito di reddito. Che, per questo tipo di bando, facendo fede il reddito annuo complessivo convenzionale non doveva superare il limite massimo di 38.734,27 euro e non doveva essere inferiore a 15,320 euro. «È un tipo di soluzione - continua Franco Mungai - che consente di trovare un affitto a quella fascia di persone che non ha accesso alle case popolari perché ha un reddito più alto del limite fissato per quegli alloggi, ma non può neppure affrontare le cifre che il mercato propone». Cifre come quella pagata dalla cittadina che ha posto il problema: 850 euro per una casa a Quiesa. Da pagare con un reddito che non arriva a quello minimo previsto dal bando della Fondazione casa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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