Gioco
Condannato a pagare tre milioni di euro
La Corte dei conti reclama dall’ex segretario della commissione tributaria la restituzione di quanto perso dall’Erario
VIAREGGIO. Il caso più eclatante riguarda un’impresa versiliese. Avrebbe dovuto pagare all’Iva quasi 3 miliardi e 750 milioni di lire. Invece non ha versato nulla, grazie alla riammissione di un ricorso «intempestivo», consentita - secondo la Corte dei conti - dalle manovre dell’ex segretario della commissione provinciale tributaria, Giovanni Battista Baldini, appena condannato a risarcire quasi 3 milioni all’Erario.
La magistratura contabile rileva che alla base di questa operazione ci sia una «falsa ricevuta (per la presentazione del ricorso) rilasciata da Baldini». Per cui ritiene la mancata riscossione del credito di 1 milione e 935mila euro, ancora vantato dall’Iva, un «danno erariale». L’impresa non ha saldato il conto perché è ancora pendente alla commissione tributaria centrale un ricorso. Proprio il ricorso pendente è citato dalla difesa del funzionario per dimostrare che non può esserci danno erariale per un procedimento non definito. Ma la magistratura contabile evidenzia che la vicenda non è chiusa per le «manipolazioni» dell’ex funzionario, ritenuto responsabile delle mancate entrate.
Il funzionario è accusato anche di aver falsificato una ricevuta che avrebbe impedito all’ufficio del Registro di effettuare un pignoramento per le cifre avanzate da un contribuente, con danno erariale di quasi 106mila euro. Infine, c’è anche la vicenda di un privato che, grazie a una ricevuta irrintracciabile, aveva ottenuto di presentare un ricorso (tardivo) all’Ute ottenendo l’attribuzione di una classe diversa per il proprio immobile, con «abbattimento della base imponibile» e danno erariale di quasi 22mila euro fra Isi e Ici.
L’accusa è pesante: aver consentito la riammissione in termini di ricorsi inammissibili o improcedibili grazie a false attestazioni o alterazioni di registri. Favorendo in modo illegittimo i contribuenti - è il senso della sentenza del 13 marzo - l’ ex segretario della commissione tributaria provinciale (il primo grado della giustizia tributaria) avrebbe impedito all’Erario di incassare quanto gli sarebbe spettato. Perciò oggi, il funzionario sanminiatese, residente a Lucca, deve risarcire lo Stato.
L’accusa. Secondo la Corte dei Conti il segretario della commissione tributaria locale dal 1983 sarebbe responsabile della «irregolare tenuta dei registri generali dei ricorsi nonché dei blocchetti delle ricevute da rilasciare ai contribuenti» al momento della presentazione dei ricorsi. Questo sistema - è la tesi della magistratura contabile - avrebbe consentito di rendere «tempestivi ricorsi» che, altrimenti, non sarebbero stati ammissibili, anche con «conseguente sospensione dell’immediata esecutività degli avvisi di accertamento e delle irrogazioni di pagamento». In parole povere, il sistema messo in piedi da Baldini avrebbe consentito ai contribuenti di non pagare conti salati, anche di centinaia di milioni di lire.
I computer imballati. Per favorire il caos dell’ufficio - osserva la Corte dei Conti nella sentenza - il funzionario avrebbe anche evitato di installare i computer inviati dall’amministrazione finanziaria per meglio organizzare il lavoro. Addirittura le macchine sarebbero rimaste imballate.
Il clima di intimidazione. Secondo quando si legge nella sentenza, inoltre, il funzionario avrebbe creato nella segreteria della commissione tributaria provinciale anche un clima di intimidazione che avrebbe portato alcuni dipendenti a firmare ricevute di ricorsi che poi si sarebbero rivelate alterate. A questa conclusione, la Corte arriva richiamando le dichiarazioni rese da un’impiegata alla Procura della Repubblica il 16 marzo 1994, quando era ancora in piedi il procedimento penale nei confronti di Baldini, conclusosi senza condanna.
Il tesoretto. A conferma delle alterazioni e del danno erariale imputati a Baldini, la Corte dei Conti cita anche il tesoretto trovato il 19 luglio 1994 a seguito della perquisizione e del sequestro dei beni a carico del funzionario. Nella circostanza - sottolinea il tribunale - sono stati trovati «rilevanti quantità di denaro, anche in dollari. Inoltre, nelle intercettazioni del 12 luglio 1994 con un collega, il funzionario parla dei ricorsi pendenti dimostrando di svolgere attività di consulenza, non autorizzata e di redazione di ricorsi per conto dei contribuenti». Le indagini bancarie portarono alla scoperta di «versamenti rilevanti in contanti per un totale di quasi 958 milioni di lire. Inoltre Baldini risultava intestatario di numerose auto (alcune di recente vendute), di azioni e immobili in contrasto con lo stipendio di pubblico dipendente e non ha fornito alcuna giustificazione di questa disponibilità patrimoniale».
Ilaria Bonuccelli
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