Sicurezza
«A 70 anni ho reimparato a leggere»
La storia di Cesare Polacci: va a un convegno e capisce di essere dislessico. «Ora mi alleno divorando un libro dietro l’altro»
FORTE DEI MARMI. «La prima volta che ho letto 70 pagine in un giorno solo non ci credevo. Le ho ricontate una a una, mi serviva la riprova». Soltanto poche settimane prima Cesare Polacci, 70 anni, operaio in pensione e fortemarmino doc, faceva una fatica del diavolo per comporre una frase scritta nella propria mente. Si innervosiva anche, se qualcuno lo osservava. E ora quei caratteri su carta stampata, prima così ostili, diventavano suoi amici. Aprendogli un universo fatto di pensieri, di idee. Di gente che racconta e che sembra dirgli ancora oggi: «Riprenditi il tempo perduto».
Cesare, questo mondo, lo ha sempre visto da lontano. È un dislessico: leggere e scrivere, per lui, sono sempre state operazioni complicate. Solo che lui non sapeva perché. «Mi ricordo che alle elementari guardavo il quaderno e andavo pianissimo, mi veniva il magone - dice - poi sentivo il maestro e pensavo che lui fosse un fenomeno. Nelle materie scientifiche andavo bene, il resto... Beh, se c’era da studiare mollavo e andavo a giocare a pallone».
Tanti anni a lavorare come operaio, il giornale letto solo attraverso i titoli. E appena tre libri in una vita, tra cui due classici di Primo Levi (“Se questo è un uomo” e “La tregua”) ruminati con pazienza nell’anno da militare. «Per carità, capivo che c’era qualcosa che non andava - dice con un po’ di timidezza - ma non ho mai avuto la forza di scavare e di rendermi conto se fosse risolvibile». Del resto, la notorietà della dislessia è recente. E Cesare pensava, come tutti i dislessici, solo di essere “lento”.
Poi, un anno fa, l’illuminazione. A Villa Bertelli c’è un convegno sui cosiddetti Dsa (disturbi dell’apprendimento), organizzato dall’associazione “Francesco Ticci”. E Cesare dentro di sé sente che qualcosa lo chiama. Va, ascolta il professor Fabio Celi, psicologo che lavora a Massa e in Emilia. E quelle parole gli fanno capire che è di lui che si sta parlando.
«Alla fine del suo intervento non sapevo come avvicinarmi - dice Cesare - tutti che stringevano la mano al professore... Volevo solo un momento, diciamo così, riservato. Poi abbiamo cominciato a parlare e il suo approccio è stato subito rassicurante. Mi ha detto: “Lei arriva per due motivi: uno perché è intelligente e l’altro perché è motivato”. Erano le parole giuste».
E così Cesare inizia ad affrontare con il professor Celi un percorso che è sempre difficile, figuriamoci a 70 anni («Non li ho ancora», puntualizza). Con risultati incredibili.
«Ho cominciato dalle parole - spiega - i dislessici devono imparare a fotografare le parole, come fanno gli altri, anziché leggere una lettera per volta. Me la cavavo bene. Da lì sono passato alle frasi. E alle pagine». E come una macchina mai usata a piena potenza, dopo la ruggine iniziale il motore comincia a rombare come si conviene. Polacci inizia a divorare libri uno dopo l’altro: ne legge 15 in pochi mesi.
«I miei preferiti sono quelli di storia locale - afferma - sono un appassionato della mia Forte dei Marmi e del tempo che fu. Ma non sono esigente. Mi incuriosiva “La casta” di Rizzo e Stella, ne parlavano tutti, e l’ho preso». E arriva anche la recensione: «Che schifezza, questi politici. Col senno di poi - ironizza - era meglio non saper leggere».
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