La protesta
«Se vuoi le chiavi, paga» In Darsena clima bollente
Nell’area dell’ex latino-americano, operaio ha affrontato così il datore di lavoro È finita a testate con un altro dipendente che si è messo in mezzo tra i due
VIAREGGIO. Tensione altissima in Darsena, tra i cantieri dove ci si strappa un lavoro per pochi euro all’ombra del lusso che viaggia via mare. È di giovedì l’ultimo, pesante, episodio consumatosi nell’area dell’ex Latino-americano che l’amministrazione Marcucci volle con il preciso intento di portare i cantieri navali dalla “collina” all’acqua.
Un lavoratore originario del Marocco, ormai allo stremo perchè non veniva pagato da molti mesi, ha strappato le chiavi dall’auto del datore di lavoro, titolare di un’impresa di appalti, minacciando di non renderle fino a che l’uomo non avesse pagato le spettanze dovute, pare, addirtittura dagli ultimi mesi dello scorso anno.
Già. Perché nella Darsena dove ormai si tende l’orecchio pe caripre qualche rumore dall’interno dei cantieri spesso semivuoti, si lavora ancora. Ma molto spesso senza essere pagati. In un sistema a catena per cui il cantiere ritarda il dovuto alle imprese degli appalti e le stesse, a loro volta, non pagano i propri dipendenti che in più di un caso non mettono insieme neppure uno stipendio pieno.
Nel diverbio tra operaio e datore di lavoro, giovedì, si è intromesso un altro dipendente: un russo che al grido di «vai via, qui soldi non ce n’è» è arrivato al corpo al corpo con il collega del Marocco.
È finita a testate, con uno dei due uomini che si è fatto refertare dal Pronto soccorso. Sul posto sono stati chiamati anche i carabinieri.
«Qui chiude una ditta dopo l’altra», è l’amaro commento del segretario della Fiom Versilia, Lamberto Pocai. Senza che la politica cittadina batta un colpo, viene da aggiungere.
E sembrano passati secoli dal Patto per la nautica presentato insieme da Comune, Provincia e Regione poco più di due anni fa. Del libro dei sogni resta la ressegna del refitting che andrà in scena anche quest’anno nel mese di aprile, tra i venti di una crisi che non sembra davvero mostrare gli attesi segnali di ripresa. In un quadro al quale vanno aggiunti il progetto di portualità turistica paralizzato dalle non scelte dell’amministrazione Lunardini edi i ritardi della Regione in materia di istituenda Autorità portuiale: il nuovo organismo non è ancora nato, ha sforato tutti i tempi previsti e sembra già stritolata dalla necessità di far quadrare gli equilibri politici e le competenze più che guardare alla Darsena che muore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
