Il Tirreno

Versilia

Morì in gita, 4 indagati Individuati i pusher

Chiesto il rinvio a giudizio per i compagni di stanza di Samuele Tofanelli Sono accusati di omissione di soccorso. Coinvolti due giovani napoletani

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VIAREGGIO. Quattro richieste di rinvio a giudizio per la morte di Samuele Tofanelli, il giovane di Torre del Lago che morì esattamente un anno fa durante una gita a Napoli per un malore provocato da un mix di cocaina ed eroina. Tra gli indagati ci sono anche due giovani napoletani sospettati di aver venduto ai giovani versiliesi la droga che ha ucciso Tofanelli. La decisione sul rinvio a giudizio riguarderà anche il giovane viareggino Luca Bigongiari e un 35 enne lucchese, Omar Livi (per lui l’accusa è solo omissione di soccorso): entrambi erano compagni di scuola di Samuele all’istituto d’arte “Passaglia” di Lucca, corso serale.

Le accuse. La decisione sull’accoglimento delle richieste di rinvio a giudizio fatte dal pm Martia Laura Morra dovrebbe arrivare nelle prossime settimane da Napoli. La famiglia di Samuele, assistita dall’avvocato viareggino Emiliano Soppelsa, si costituirà parte civile nell’eventuale processo.

I nomi degli indagati sono diventati nel frattempo quattro. Ai nomi dei due compagni di stanza di Samuele, si sono aggiunti quelli di due giovani napoletani. Secondo la Procura sarebbero stati loro i pusher che hanno venduto la droga che ha ucciso il giovane torrelaghese. L’altro indagato è il 23enne viareggino Luca Bigongiari. Per lui le accuse sono di morte come conseguenza di altro delitto (la Procura ritiene che sia stato lui a procurarsi la droga e a cederla poi a Samuele) e omissione di soccorso.

Indagato, ma solo per omissione di soccorso, è anche l’altro compagno di stanza di Samuele, il lucchese Omar Livi, 35 anni (che non avrebbe fatto uso di droghe).

La vicenda. Il tragico fatto risale al marzo 2011. Samuele era in gita a Napoli assieme a un gruppo di studenti del corso serale del liceo artistico di Lucca. Secondo l’accusa Samuele avrebbe assunto la droga - un mix di eroina e cocaina chiamatato “Speedball” - assieme a Bigongiari appena rientrato in camera, verso mezzanotte, dopo aver bevuto alcolici. La Procura ritiene che il ragazzo si sia sentito subito male; gli amici lo avrebbero aiutato a coricarsi senza chiamare aiuto, sperando che si sarebbe ripreso. La difesa dei compagni (Bigongiari è assistito dall’avvocato Marcello Taglioli) dice che invece i tre si erano addormentati senza alcun problema e che poi, uno degli amici alle 6 si è accorto che Samuele non respirava. Quando sono stati chiamati i soccorsi Samuele era già moribondo. A causare la morte un collasso cardio-circolatorio provocato dalla droga.

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