Gioco
Anziano morì in bici, il perito smonta i rilievi della polizia
Per l’esperto nominato dal Tribunale il ciclista fu investito L’ingegner Massaro: «Il camion non ha rispettato lo stop»
LIDO. La famiglia aveva lottato per non far archiviare il caso e poter arrivare al processo. Adesso un “colpo di scena” potrebbe ribaltare completamente le carte in tavola rispetto alle impressioni iniziali. Nell’ultima udienza del processo per la morte di Elio Tomei (il ciclista deceduto a 86 anni il 25 gennaio 2008 dopo lo scontro con un camion all’incrocio tra la via Italica e la via Buonarroti a Lido) il perito nominato dal Tribunale, l’ingegnere Michele Massaro, ha messo in discussione le ricostruzioni fatte dalla Polizia Stradale sulla vicenda. Nella sua relazione il perito chiamato dal giudice Valeria Marino afferma infatti chiaramente che il camion non avrebbe rispettato lo stop investendo il ciclista. Al contempo Massaro scrive che sono da escludere responsabilità acarico del signor Tomei. Le prime ricostruzioni avevano invece fatto pensare che la bicicletta, che viaggiava lungo la via Italica in direzione mare-monti, potesse essere finita addosso al camion fermo allo stop di via Buonarroti. Il perito del tribunale ha scritto che questa ipotesi è improbabile, venendo così incontro alla ricostruzione fatta dalla famiglia Tomei e dagli avvocati che la assistono, Gionata Bonucceli, Andrea Bonuccelli e Marcello Taglioli. L’ingegner Massaro scrive infatti che la bici è danneggiata sul lato destro e nella parte centro-posteriore (il referto della polizia parlava invece di danni alla ruota anteriore che per il perito è invece sostanzialmente integra). Per l’’autocarro i danni sarebbero sulla parte sinistra del parafango anteriore: in un punto compatibile con l’ipotesi dell’investimento della bici da parte del mezzo pesante.Il perito - che parla di incongruenze negli elementi raccolti dalle forze dell’ordine - ha basato le sue ricostruzioni sulle testimonianze raccolte e su alcuni elementi finiti nei rilievi (tra i quali una traccia di sangue fotografata dalla famiglia). Alla fine afferma che la bici si trovava nella corsia di sua pertinenza e che l’autocarro «non avrebbe rispettato lo stop».
Per la vicenda è finito a processo, con l’accusa di omicidio colposo, il conducente dell’autocarro Roberto Giannecchini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
