Il dolore
Il preside contro il rito della lucertola
Classi deserte al liceo Carducci per i 100 giorni all’esame. E il professor Regali propone una punizione “anti-forca”
VIAREGGIO. «Quello non è un rito, né una tradizione. È solo una stupidaggine che fa perdere un giorno di scuola. Io ho fatto l’università a Pisa negli anni Settanta, lo so bene». Il professor Mario Regali, preside del liceo classico Carducci, ha le idee più che chiare sulla famosa lucertola del Duomo di piazza dei Miracoli. Sfregarla per scaramanzia, a cento giorni dall’esame di maturità, è diventata negli anni un’abitudine (chiamiamola così per non dispiacergli) per tanti studenti versiliesi e non. Ma Regali non l’ha mai digerita.
E così, quando pochi giorni fa si è ritrovato con sei classi quasi deserte - nove alunni presenti in tutto - perché la stragrande maggioranza dei ragazzi ha tenuto fede all’impegno con l’animaletto, il professore ha tirato fuori una proposta: punire chi fa “forca” per questo motivo, togliendogli un punto di credito nella votazione della maturità. Non quest’anno - il provvedimento non può essere retroattivo - ma, come spiega lo stesso dirigente scolastico, «a partire dal prossimo anno didattico. E solo se il collegio dei docenti, che si riunirà a breve, lo riterrà opportuno».
Apriti cielo. La notizia della possibile punizione si è diffusa nei corridoi del liceo. Ed è stata rilanciata da un intervento dal presidente provinciale del Pli Antonio Cantieri, che Il Tirreno ha pubblicato ieri. Ma lo stesso Cantieri, il giorno dopo, ritira parzialmente le accuse, anche perché - sostiene - è stato frainteso. Sui media è apparso che che il punto di credito era già stato tolto, ma Cantieri afferma di aver detto e scritto chiaramente che si trattava di una proposta. «Mi scuso soprattutto con il professor Regali per tutto questo - ha detto - ma è stato un errore, non era nelle mie intenzioni». Ma questa storia, oramai, era finita anche sui siti Internet.
E sul web si sono scatenati un sacco di commenti (alcuni tra l’altro offensivi nei confronti del preside e della scuola stessa). Questo ha lasciato un po’ di stucco Regali, serafico uomo di lettere, che per un attimo si è pure chiesto come mai venisse additato dai ragazzi come nemico del popolo. Lui che pure non è un diplomatico: e si trattiene, quando pensa ai colleghi che giustificano chi strofina la Lucertola («In fondo, sono ragazzi»). Da professore, del resto, mal sopporta l’elasticità delle regole. E si domanda come sia possibile assistere a un simile baccano per una scelta «che dovrà essere approvata in maniera democratica dagli insegnanti, e che pone semplicemente la questione se sia giusto o meno perdere un giorno di scuola per una stupidaggine». Peraltro, è stato lo stesso preside Regali - che ha accettato senza complicazioni le giustificazioni che gli studenti hanno presentato martedì scorso - a chiarire la situazione con gli studenti e i docenti. Non una parola, però, su un altro rito che a Viareggio e nel resto della Toscana va fortissimo tra i maturandi: il voto d’esame scritto sulla sabbia per scaramanzia, in attesa che l’acqua del mare lo cancelli per realizzarlo. «Per commentare questa roba, bisognerebbe scomodare Catullo - conclude il preside - ma lasciamo stare».
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