Sicurezza
Sistema di scarico delle acque non illustrato con chiarezza
«Il sistema di scarico delle acque meteoriche provenienti dall’impianto nei corpi idrici superficiali o in falda non è illustrato con sufficiente chiarezza, in quanto mancano completamente gli...
«Il sistema di scarico delle acque meteoriche provenienti dall’impianto nei corpi idrici superficiali o in falda non è illustrato con sufficiente chiarezza, in quanto mancano completamente gli elaborati grafici illustrativi». Siamo alle Carbonaie e cosi scrive il dirigente della prima area tecnica del Consorzio di bonifica, ingegnere Leonardo Giannacchini, nella lettera inviata all’ufficio ambiente (ufficio rifiuti e bonifiche) della Provincia.
È il 5 dicembre dello scorso anno e sui lavori del secondo lotto di bonifica, appena iniziati, non hanno ancora messo gli occhi né i consiglieri comunali Chiara Romanini e Leonardo Betti e tantomeno gli organi di informazione che si occuperanno delle opera in corso a partire da febbraio, appena inizia la movimentazione dei rifiuti. Su segnalazione dei cittadini del comitato “Salviamo Viareggio”.
Dunque il problema dello scarico delle acque della discarica (percolato) altamente inquinanti esiste. Non solo per i lavori del secondo lotto della bonifica, quando toccheranno la falda freatica che è direttamente a contatto con i rifiuti per una profondità del cosiddetto “corpo rifiuti” che è stata valutata mediamente intorno a metro e sessanta centimetri dal piano di campagna con zone in cui si raggiungono i tre metri dal piano di campagna.
Perché è andato nella fognatura e nel depuratore il percoalto risultato dei lavori del primo lotto di bonifica e continua ad andarvi il liquido filtrato dalla collina bonificata.
Operazioni che - secondo quanto richiesto da Arpat nella conferenza dei servizi del primo agosto 2007 - dovrebbero avvenire previo protocollo d’intesa con il gestore del depuratore.
Alle domande che il “Tirreno” ha posto in queste settimane in merito alla documentazione in questione, nessuno ha mai risposto carte alla mano.
Ma Arpat è tornata chiedere quel protocollo con una nota del 6 marzo scorso. Facendo preciso riferimento ala prescrizione indicata in sede di conferenza dei servizi, cinque anni fa.
Ora qualcuno dovrà trovare le risposte.
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