Sicurezza
Alle Carbonaie impianto trita scarti edili
La richiesta dell’impresa Felice Bicicchi: il materiale serve per i lavori in corso. E le prescrizioni date dalla Provincia
VIAREGGIO. Un impianto mobile per «gestire grossi quantitativi di rifiuti inerti» e far fronte alla «necessità di materia prima per la realizzazione delle proprie opere». È con queste motivazioni che l’impresa “Bicicchi Felice” ha chiesto alla Provincia di poter avviare una «campagna di attività di impianto mobile», come si legge nelle lettera del 13 dicembre scorso firmata dal funzionario della stessa Provincia, Ferdinando Cecconi (ufficio rifiuti e bonifiche). Nella stessa lettera Cecconi spiegava a Parco, Consorzio di bonifica, Comune di Viareggio, Arpat e Asl che a «a seguito della Conferenza dei servizi del 6 dicembre 2011 inerente la richiesta e a seguito delle problematiche emerse si rende necessario effettuare un approfondimento istruttorio al fine di definire il procedimento in esame».
Quando la questione dell’impianto mobile, sollevata dai cittadini del comitato “Salviamo Viareggio” è emersa nel corso della visita all’ex discarica delle Carbonaie richiesta dai consiglieri comunali del Pd, Leonardo Betti e Chiara Romanini, i titolari dei lavori in corso hanno spiegato che si trattava solo di un impianto per triturare il materiale edile presente nella discarica da bonificare. Così da poetrlo utilizzare per le opere accessorie.
Nel progetto inviato alla Provincia nel novembre 2011 l’impresa Felice Bicicchi così spiega le proprie intenzioni: «I materiali da trattare saranno relativi a due diverse tipologie. In particolare sarà previsto il trattamento di materiale derivante dall’attività di demolizione classificato con codice Cer 170904 (rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione). Il ciclo produttivo riguarderà la produzione di materie secondarie per l’edilizia attraverso fasi meccaniche, di macinazione, di vaglio, selezione granulometrica e separazione della frazione metallica e delle frazioni indesiderate di materiale proveniente da costruzioni e demolizioni, al fine di ottenere frazioni inerti di qualità e granulometria idonea per essere riutilizzati».
Il controllo «dei rifiuti in ingresso - si legge ancora nel progetto dell’impresa privata titolare di un appalto pubblico - «è finalizzato alla verifica visiva del materiale che dovrà essere avviato al recupero. Il prodotto finito verrà stoccato in apposite zone, suddiviso per diversa granulometria».
Il 20 dicembre 2011 la Provincia (ancora l’ufficio di Cecconi) ha chiesto all’impresa di «fornire la documentazione» relativamente a «rapporti di bonifica delle Carbonaie ed installazione ed uso dell’impianto mobile; necessità di sottoporre l’attività da svolgere alla procedura di Valutazione impatto ambientale», ma anche la «documentazione attestante l’iscrizione all’albo nazionale delle imprese che effettuano attività di gestione dei rifiuti». La Provincia richiede anche di «descrivere le aree distinte di stoccaggio per rifiuti e materie prime» ed indica come tutte le fasi debbano essere svolte «in modo da contenere le emissioni diffuse».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
