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la normativa

Un decreto acque e uno per i rifiuti E poi l’Europa

VIAREGGIO. Non ha dubbi la consigliera comunale del Pd, Chiara Romanini (che insieme con il collega Leonardo Betti ha sollevato l’attenzione sulla bonifica delle Carbonaie): «Continuo a ritenere che...

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VIAREGGIO. Non ha dubbi la consigliera comunale del Pd, Chiara Romanini (che insieme con il collega Leonardo Betti ha sollevato l’attenzione sulla bonifica delle Carbonaie): «Continuo a ritenere che sversare il percolato, che resta un rifiuto, in fognatura configuri un reato».

In base a quali criteri gli enti pubblici stanno agendo l’ha spiegato alla commissione ambiente della Provincia il funzionario dell’ufficio ambiente Ferdinando Cecconi. Perché esiste un “Decreto acque” (Dgls 152/199) in base al quale se il percolato non viene trasportato al depuratore con le autobotti lo stesso liquido, classificato come rifiuto speciale e munito di relativi codici europei, sfugge al Decreto Ronchi e alla normativa sul trattamento dei rifiuti. Anche se l’impianto, come accade per il depuratore di Viareggio, nel primo caso non potrebbe accogliere il liquido della discarica.

In realtà qualcosa, nel tempo è cambiato. Perché il decreto legislativo 36/2003 che dà attuazione alla direttiva europea 31/1999 parla chiaro quando prescrive: «Il percolato e le acque raccolte devono essere trattate in impianto tecnicamente idoneo al fine di garantirne lo scarico nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa ». (d.f.)

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