Lutto
Il giudice salva i balneari Niente condanna per i bar
Sentenza-pilota per la facile-difficile rimozione delle strutture dei bagni Ma il dottor Boragine ha emesso una formula dubitativa sulla vicenda
LIDO. Le strutture realizzate dagli stabilimenti balneari possono essere considerate di “facile” rimozione. E così, secondo il giudice Gerardo Boragine, non ci sono stati né falso, né truffa nella vicenda che riguarda due dei sette proprietari di bagni finiti a processo per ristoranti e case di guardianaggio costruiti sulle spiagge versiliesi.
Arriva la prima importante sentenza e porta un’assoluzione (anche se con formula dubitativa), per i titolari di due degli stabilimenti balneari finiti nel mirino della procura. La decisione arrivata nel pomeriggio di venerdì, dopo una lunghissima udienza, riguarda il titolare del ristorante Marilena (costruito all’interno del bagno Gorizia di Lido) Massimo Biancalana e la titolare del Versiliana Beach di Marina di Pietrasanta Maria Perla Lorenzoni. Con loro sono stati assolti anche i progettisti Sante Giannecchini per il Marilena e Marco Barattini per il Versiliana Beach.Tutti gli imputati erano assistiti dall’avvocato Riccardo Carloni.
La sentenza crea un importante precedente anche per gli altri processi che riguardano la questione facile-difficile rimozione negli stabilimenti balneari versiliesi. Ma non solo: il fatto che le strutture dei bagni siano di facile rimozione - e quindi di proprietà dei concessionari - permette di evitare gli incameramenti da parte dello stato e potrebbe anche portare a risarcimenti in caso di aste andate male.
La vicenda. Tutto nacque da un esposto del bagno Cristallo,uno dei primi incamerati dallo Stato a fine concessione (insieme a Principe di Piemonte, Cavalluccio e Bussola). Dopo quella “denuncia” la capitaneria indagò su tutti gli stabilimentiche stavano costruendo case di guardianaggio o bar e ristoranti. Da lì è partita una lunghissima controversia legale con Pm e difese che si sono affrontati ca colpi di perizie contrapposte e andando a spulciare una serie infinita di circolari da parte di capitanerie e demanio.
Proprio a pochi mesi dalla sentenza è arrivato anche un importante parere del consiglio di stato per i lavori pubblici citato in aula dall’avvocato Riccardo Carloni (e preso in considerazione dal giudice Boragine): la tecnologia attuale permette di rimuovere anche le strutture che fissano cabine e ristoranti sulla spiaggia se costruiti nel rispetto delle norme in materia (e nei casi in esame tutte le autorizzazioni erano regolari). Per questo, secondo il giudice, non è possibile dimostrare che è stato fatto un falso quando si è detto che le strutture - anche le travi in acciaio piantate nel cemento e fissate con viti - erano facilmente rimovibili. Di conseguenza è saltata anche l’accusa di truffa allo Stato per i canoni pagati in forma “ridotta”.
Gabriele Dini
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