Gioco
Caccia all’arsenico nel fosso Baccatoio. Partono le analisi
Il Comune risponde all’appello di Valdicastello Non sarà facile capire le fonti dell’inquinamento
PIETRASANTA. Lo stato di salute del fosso Baccatoio? Certo non ottimale, come da anni ripetono, i residenti di Valdicastello, frazione attraversata dal corso d’acqua. Stato di salute che l’Amministrazione ha deciso di certificare attraverso una serie di campionamenti sia lungo il fosso che nella profondità, per valutare l’impatto sull’ambiente, i punti critici e le conseguenti azioni di messa in sicurezza. Facile a dirsi, molto più complicato a farsi, visto che “ parliamo di una situazione che si trascina da secoli, quando addirittura, leggendo i libri di storia, si scriveva di un fiume avvelenato. Senza comunque stare a perdersi in qualche allarmismo di troppo – spiega l’assessore Italo Viti – quello che vogliamo capire è cosa dobbiamo fare per arrivare a ripristinare normali condizioni di sicurezza. Di recente abbiamo completato la fase dei prelievi e, sempre nei giorni scorsi, abbiamo affidato alla Società Terra e Opere la procedura dell’analisi di rischio, quella che servirà appunto ad appurare le diverse criticità. Una volta completata questa fase, saremo nelle condizioni di bonificare il torrente. Il piano di caratterizzazione del Baccatoio ha visto impegnati oltre al Comune anche Provincia, Regione ed Arpat».
Uno studio che dovrà in sostanza stabilire quanto “ di contaminato c’è nel fosso per ragioni naturale e quanto per causa antropica. Ed ogni riferimento, in quest’ultimo caso , è ovviamente alle miniere ex Edem, da tempo dismesse, ma in realtà, in virtù di una concessione in dote al Comune, ancora aperte. Ecco, prima di chiudere definitivamente ogni accesso e ‘ bocca’ dalla quale fuoriesce acqua, serve definire lo stato di rischio delle stesse miniere. Ed intervenire di conseguenza”. I metalli più temuti e ricercati sono l’arsenico, il piombo e ancora il mercurio, con monitoraggio “ anche dei pozzi privati, di polle, sorgenti, lavatoi e pozze. Dobbiamo conoscere lo stato dell’acqua, ad esempio, utilizzata per irrigare i campi e anche per uso domestico. Da qui una serie di prelievi: il quadro generale della situazione, lo avremo dopo un’attenta valutazione delle analisi di rischio sottolinea Viti. Nel frattempo la Regione ha stanziato poco meno di 500 mila euro per la messa in sicurezza di tre zone: due, quelle di Rezzaio e nei pressi de La Culla, dove è presente materiale residuo delle miniere che, posto nelle vicinanze del corso d’acqua, rischia “ di contaminare, in modo serio, il Baccatoio. La terza sede da mettere in sicurezza si trova dalle parti del Pollino, località Mandriato, dove è presente uno spazio privato con resti di marmettola. Materiale assolutamente da rimuovere” sottolinea Viti che lancia poi una dura missiva alla precedente amministrazione.
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