Il Tirreno

Versilia

Il fermo del palpeggiatore non è previsto dal codice

di Donatella Francesconi

Il Procuratore capo Aldo Cicala risponde alla senatrice Manuela Granaiola (Pd) «Decisione nel nome della legge e non per mancato rispetto delle donne»

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VIAREGGIO. Quel fermo non convalidato è solo rispetto della legge e non mancanza di rispetto nei confronti delle donne. Così il Procuratore capo Aldo Cicala risponde alla senatrice Manuela Granaiola (Pd) sul caso del molestatore intercettato dagli uomini del commissariato. «Dispiace - aveva commentato Granaiola - che il giudice non abbia convalidato il fermo. Quanta strada dovremo fare ancora perché una donna sia libera di fare una passeggiata , godersi il silenzio e la tranquillità di un luogo come la nostra pineta, poter uscire la sera senza necessariamente essere accompagnata?». Scriveva così la senatrice all’indomani dell’operazione di polizia che avcva portato al fermo poi non convalidato, con riconoscimento da parte della vittima, del giovane che una ventina di giorni prima aveva palpeggiato una donna in pineta di Ponente.

La signora, chiamata per l’identificazione in commissariato, nel ritrovarsi davanti all’uomo aveva accusato un malore. Segno che l’episodio era ancora ben vivo nella sua memoria.

Alle considerazioni della senatrice, pubblicate sul “Tirreno” del 4 marzo scorso, risponde una nota del Procuratore capo Aldo Cicala. Il quale ricorda che, nel caso in questione, si trattava «non di arresto in flagranza di reato ampiamente trascorsa (da venti giorni), bensì del diverso istituto del fermo di polizia giudiziaria che è consentito solo in casi di delitti puniti con pena inferiore nel minimo a due anni di reclusione».

Nell’episodio, movimentato e avvenuto sotto gli occhi dei giornalisti, del fermo del giovane straniero in fuga a tutta velocità dalla pineta nel cuore della notte, invece, «ricorreva - continua il Procuratore - l’ipotesi prevista dall’ultimo comma dell’articolo 609 bis del codice penale punita nel minimo nella misura di anni uno e mesi otto di reclusione. Sicché è di tutta evidenza che il fermo di polizia giudiziaria, ove operato, sarebbe stato illegittimo. È solo per questo motivo e non certamente per mancato rispetto nei confronti delle donne che non è stato adottato alcun provvedimento restrittivo».

Nel concludere la spiegazione giuridico-normativa che ha motivato la decisione del magistrato che non ha convalidato il fermo, il Procuratore capo Aldo Cicala nel rispondere alla senatrice del Pd sottolinea la propria volontà di «rassicurare circa il massimo impegno nel perseguimento di delitti in danno alle donne, come del pari di altri soggetti appartenenti alle cosiddette fasce deboli»,

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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